N. 781 - Cambiamenti istituzionali e mercato unico europeo: l’impatto sul mark-up e sulla distribuzione delle rendite

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di Antonio Bassanetti, Roberto Torrini e Francesco Zollino dicembre 2010

Il lavoro utilizza un modello teorico per analizzare gli effetti della pubblicazione delle previsioni macroeconomiche da parte della banca centrale sulla stabilità macroeconomica. Si distingue il caso in cui tali previsioni riguardino la crescita del prodotto e dell’inflazione (pratica diffusa da molti anni tra le principali autorità monetarie) da quello in cui esse si riferiscano anche al sentiero del tasso di interesse a breve termine (pratica recentemente introdotta da alcune banche centrali). Lo studio parte da due assunzioni. Da un lato si ipotizza che l’autorità monetaria formuli le proprie previsioni assumendo che il settore privato abbia aspettative razionali basate su informazione completa (in linea con l’approccio delle banche centrali che pubblicano le proiezioni sul tasso di interesse). Dall’altro, si ipotizza che nella realtà gli agenti abbi ano una conoscenza imperfetta dell’economia e formulino le proprie aspettative combinando le previsioni della banca centrale con quelle generate autonomamente alla luce degli andamenti macroeconomici passati ( learning ). I risultati del modello dipendono da quali variabili sono oggetto delle previsioni pubblicate dalla banca centrale. La diffusione delle previsioni su crescita e inflazione determina in maniera di retta un allineamento delle aspettative private su tali variabili con quelle fornite dalla banca centrale, rende più rapida la convergenza delle aspettative private verso quelle razionali e determina in questo modo una maggiore stabilità macroeconomica. La pubblicazione de lle previsioni sul tasso di interesse a breve termine ha l’effetto opposto. In questo caso non conta solo la capacità della banca centrale di allineare le attese private sul tasso di interesse con quelle razionali ma soprattutto gli effetti sulle attese private relative a crescita e inflazione. Poiché le previsioni della banca centrale sul tasso di interesse non tengono conto della componente di learning inclusa nelle attese private su prodotto e inflazione, esse non sono in grado di “ancorare” tali aspettative e la dinamica di queste variabili diventa più instabile. Al contrario, quando il settore privato elabora le proprie aspettative sul tasso di interesse in modo autonomo e coerente con quelle su inflazione e prodotto la dinamica di queste ultime variabili tende ad essere più stabile poiché, per esempio, a una maggiore inflazione attesa corrispondono necessaria mente aspettative di politiche monetarie più restrittive. Nel caso in cui la banca centrale renda pubbliche sia le previsioni su inflazione e prodotto si a quelle sul tasso di interesse, l’effetto complessivo dipende dal peso relativo attribuito dagli agenti privati ai due tipi di annuncio. Quanto maggiore è quello attribuito all’in formazione sul tasso di interesse, tanto maggiore è il rischio di un effetto negativo sulla stabilità macroeconomica. Il lavoro suggerisce, pertanto, che la diffusione di previsioni sui tassi di interesse basate sull’ipotesi di razionalità del settore privato vada considerata con cautela. Tale cautela deve essere maggiore in presenza di cambiamenti strutturali nell’economia, quando più alta è la probabilità che l’effettivo meccanismo di formazione delle aspettative del settore privato differisca significativamente da quello di perfetta razionalità.