N. 775 - Imprenditoria e dimensione del mercato. Il caso dei giovani laureati in Italia

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di Sabrina Di Addario e Daniela Vuri ottobre 2010

Il lavoro analizza l’effetto dell’agglomerazione urbana sulla probabilità di diventare imprenditore tre anni dopo la laurea in Italia.

Secondo la letteratura sull’agglomerazione, le imprese si localizzano nelle aree più densamente popolate per beneficiare delle esternalità positive: maggiore produttività, migliore qualità dei lavoratori, minori costi di ricerca del personale, più rapida diffusione degli spillover tecnologici e più veloce acquisizione delle capacità imprenditoriali. Ne discende l’ipotesi che la densità della popolazione nella provincia di lavoro favorisca l’imprenditorialità giovanile e/o crei differenziali urbani nei rendimenti dell’imprenditorialità. Questo lavoro sottopone a verifica empirica queste ipotesi. A differenza della maggior parte della letteratura empirica, che esamina l’impatto delle esternalità sulle imprese, questo lavoro si concentra sulla figura dell’imprenditore. L’idea è che le caratteristiche individuali degli imprenditori (abilità, esperienza, istruzione, età, ecc.) siano importanti determinanti della localizzazione geografica delle aziende.

La ricerca utilizza i dati dell’“Indagine sull’inserimento professionale dei laureati” condotta dall’Istat negli anni 1998, 2001 e 2004 su un campione di persone laureate, rispettivamente, negli anni 1995, 1998 e 2001. L’indagine offre informazioni dettagliate su caratteristiche demografiche, università frequentata, abilità, background familiare, occupazione corrente, reddito e provincia di lavoro. Per tenere conto delle caratteristiche della provincia ove è ubicata l’impresa, il dataset è stato arricchito da variabili provinciali provenienti da varie fonti, tra cui: il grado di competizione, il costo medio del lavoro, il differenziale salariale tra occupati dipendenti e lavoratori autonomi, il livello di sviluppo economico locale.

I risultati mostrano che, a parità di caratteristiche individuali dei partecipanti all’indagine, nei primi tre anni dopo la laurea la probabilità che un giovane inizi un’attività in proprio è leggermente maggiore nelle aree meno densamente popolate, in contrasto con gli assunti della letteratura. In particolare, al raddoppiare della densità della popolazione nella provincia in cui si svolge l’attività lavorativa la probabilità che un giovane intraprenda un’attività imprenditoriale si riduce di 2-3 punti percentuali. Il risultato è in parte riconducibile alle caratteristiche della provincia su menzionate.

I risultati mostrano inoltre che i giovani imprenditori che riescono a localizzarsi nelle province più densamente popolate percepiscono redditi netti lievemente superiori. In particolare, al raddoppiare della densità della popolazione i redditi netti mensili aumentano del 2-3 per cento.

In sintesi, l’evidenza empirica mostra come per i giovani laureati residenti nelle province più densamente popolate sia minore la probabilità di iniziare un’attività. I dati indicano inoltre come in tali aree i rendimenti dell’attività imprenditoriale siano più elevati.

Pubblicato nel 2010 in: Labour Economics, v. 17, 5, pp. 848-858

Testo della pubblicazione