N. 609 - Le determinanti delle politiche di bilancio nell'area dell'euro: regole europee di bilancio, condizioni cicliche ed elezioniUn'analisi basata su dati disponibili in tempo reale

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di Roberto Golinelli e Sandro Momigliano dicembre 2006

Il lavoro analizza le politiche di bilancio nei paesi dell’area dell’euro nel periodo 1988- 2006, stimando una funzione di comportamento delle autorità di politica fiscale. Le politiche sono misurate in base alle variazioni del saldo primario corretto per gli effetti del ciclo economico. Il modello include, tra le determinanti  - ovvero le variabili a cui la politica fiscale risponde  - quattro principali fattori: la situazione dei conti pubblici, le regole di bilancio europee, la fase ciclica e le scadenze elettorali.

La principale innovazione rispetto alla letteratura empirica sull’argomento riguarda l’utilizzo, per le determinanti delle politiche, di dati in tempo reale, ossia quelli disponibili al momento della decisione di bilancio (dati cosiddetti real time). Nella maggior parte dei lavori empirici sull’argomento sono invece utilizzati i dati aggiornati al momento in cui il ricercatore effettua la sua analisi empirica, ovvero dati disponibili soltanto ad anni di distanza dalle rispettive decisioni di politica fiscale (dati cosiddetti ex post).

L’uso di dati ex post permette di valutare l’adeguatezza delle politiche alle effettive necessità, così come sono emerse complessivamente anche dopo il momento della decisione di bilancio, ma può non consentire di dare un giudizio corretto sui comportamenti (o “regole decisionali”) dei responsabili del bilancio. I dati ex post sarebbero appropriati per quest’ultimo tipo di analisi solo se non si discostassero significativamente dalle stime iniziali, ma questo non è il caso delle valutazioni sulla situazione ciclica e sui saldi di bilancio, almeno nel campione considerato.

Il lavoro si distingue inoltre dalla maggior parte dei lavori precedenti perchè si concentra sui paesi dell’area dell’euro, analizza contemporaneamente il ruolo di diversi fattori e il modello utilizzato viene derivato, sulla base di risultati di test, a partire da una specificazione molto generale.

I principali risultati dell’analisi empirica sono i seguenti. Per quanto riguarda, innanzitutto, il ruolo delle condizioni iniziali delle finanze pubbliche, la reazione delle politiche di bilancio ai livelli iniziali (relativi cioè all’anno precedente quello oggetto delle decisioni di bilancio) del saldo primario e del debito è tale da far tendere il suddetto saldo e il debito a zero; in particolare, viene corretto circa un quinto dello squilibrio del saldo primario registrato nell’anno precedente, mentre la reazione associata al livello del debito è pari all’1 per cento di questo.

Per quanto riguarda, in secondo luogo, le regole europee derivate dal Trattato di Maastricht, secondo le stime, esse avrebbero avuto un impatto limitato sui comportamenti dei governi, essenzialmente circoscritto alle politiche adottate in presenza di un disavanzo eccessivo.

Infatti, se si considerano tre periodi  - gli anni che precedono il Trattato di Maastricht (1988-1992), quelli del consolidamento fiscale propedeutico all’avvio della unione monetaria (1993-1997) e il periodo successivo (1998- 2006)  - con riferimento alla stima dei vari parametri del modello non vi è in generale evidenza di cambiamenti di regime tra i tre periodi menzionati. Le regole europee avrebbero quindi riaffermato comportamenti delle autorità di politica fiscale che si possono individuare già negli anni immediatamente precedenti il Trattato; ovviamente, è possibile che tali comportamenti non sarebbero rimasti invariati in assenza del Trattato. Emerge tuttavia dall’analisi che le regole europee hanno influito sul comportamento dei paesi con un disavanzo superiore al 3 per cento.

Per quanto riguarda, in terzo luogo, il ruolo della situazione ciclica, la reazione delle autorità di politica fiscale alla congiuntura è stata in media anti-ciclica e di dimensioni apprezzabili (un output gap negativo dell’1 per cento induce, a parità di altre condizioni, in media una riduzione del saldo primario corretto per il ciclo pari allo 0,4 per cento del PIL).

Questo risultato differisce da quello ottenuto dalla maggior parte degli studi precedenti, che trovano reazioni pro-cicliche o acicliche. Tali studi, tuttavia, sono basati su dati ex post e si riferiscono a periodi che includono anni precedenti quelli qui esaminati. Il tipo di informazione usato sembrerebbe importante nello spiegare le differenze nei risultati; se replichiamo la nostra analisi utilizzando dati ex post, la reazione al ciclo diviene modesta e statisticamente non significativa.

Non sembra quindi che il Patto di stabilità e crescita abbia distorto i comportamenti in favore di politiche pro-cicliche, una critica frequentemente portata al Patto. Se distinguiamo tra condizioni cicliche favorevoli e sfavorevoli, non troviamo evidenza di asimmetria nelle reazioni delle politiche di bilancio, a differenza di alcuni studi recenti.

Per quanto riguarda, infine, il ruolo del ciclo elettorale nelle decisioni di bilancio, troviamo evidenza di un effetto significativo; tuttavia, le misure espansive di politica di bilancio associate alle elezioni (che corrispondono in media a una diminuzione del saldo primario pari all’1,4 per cento del PIL nell’anno delle consultazioni elettorali e allo 0,6 nell’anno precedente) si manifestano solo se le condizioni cicliche sono percepite come favorevoli al momento delle decisioni di bilancio. Nel lavoro si offre una razionalizzazione di tale comportamento.

Pubblicato nel 2006 in: Journal of Policy Modeling, v. 28, 9, pp. 943-964

Testo della pubblicazione