N. 1065 - Una valutazione dell'attività di trasformazione delle scadenze delle banche

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di Anatoli Segura Velez e Javier Suarez aprile 2016

Durante la crisi globale iniziata nel 2007 numerosi intermediari finanziari hanno avuto problemi nel rifinanziamento del proprio debito. Anche in seguito a tali eventi sono state introdotte regole volte ad allungare le scadenze del debito bancario.

Il lavoro sviluppa un modello teorico per analizzare l’efficienza delle decisioni delle banche in merito all’ampiezza e alla struttura delle loro passività. Nel modello le banche decidono l’ammontare e la durata originaria del debito che emettono per finanziare attività a lungo termine, in un contesto in cui crisi sistemiche e temporanee di liquidità possono verificarsi in ogni periodo con una probabilità data; durante le crisi il costo del finanziamento aumenta perché aumenta il fabbisogno aggregato del settore bancario. Vi è quindi un trade-off, nell’emettere a breve scadenza, tra la riduzione degli oneri del finanziamento in tempi normali – derivante da una curva dei tassi inclinata positivamente – e il maggior costo della provvista nei periodi di crisi.

Nel valutare il benessere sociale derivante dalle scelte delle banche si tiene anche conto dei guadagni che ottengono gli investitori che finanziano le banche durante le crisi e del fatto che alle banche è richiesto di operare con un livello di capitale sufficiente ad assorbire la maggiore onerosità della provvista nei periodi di tensione.

Nel lavoro si dimostra che in equilibrio la durata del debito bancario è inferiore a quella ottima, in quanto la singola banca non considera i benefici di una durata più lunga del debito da un punto di vista sistemico. Una durata maggiore abbasserebbe il costo dei fondi nelle crisi permettendo alle banche di operare con requisiti di capitale minori.

Pubblicato nel 2017 in: Review of Financial Studies, v. 30, 10, pp. 3538–3580.

Testo della pubblicazione