Turnover - aprile 2016

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Lo scorso mese di aprile è stata condotta dalla Banca d’Italia la consueta indagine triennale sul volume delle transazioni effettuate dalle principali banche residenti sui mercati dei cambi e dei derivati OTC (Over-The-Counter) su valute e tassi di interesse. L’indagine è stata effettuata da 52 banche centrali e autorità monetarie sotto l’egida della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI). Con questo comunicato la Banca d’Italia diffonde i risultati nazionali, come avviene negli altri paesi partecipanti all’indagine; simultaneamente, la BRI provvede a diffondere i risultati globali, dopo averli corretti per la doppia contabilizzazione “cross-border” (http://www.bis.org/publ/rpfx16.htm).

L’indagine sul mercato italiano ha riguardato un campione di 34 banche (31 aziende italiane e 3 filiali di banche estere). Sulla base delle informazioni disponibili nelle segnalazioni di vigilanza trasmesse alla Banca d’Italia, si stima che l’attività di questi intermediari rappresenti tra il 95 e il 97 per cento del valore delle transazioni effettuate sui mercati dei cambi e dei prodotti derivati, una quota analoga a quella del 2013. I dati si riferiscono all’intero mese di aprile e sono stimati su base giornaliera dividendo il totale per il numero dei giorni lavorativi del mese (20). I valori qui riportati sono calcolati al netto della doppia contabilizzazione delle transazioni svolte tra gli intermediari del campione, ma non di quella “cross-border” stimata dalla BRI.

Nell’aprile del 2016 il volume complessivo delle negoziazioni in cambi e in derivati su valute riferito all’intero sistema è stato di 367 miliardi di dollari (494 nel 2013; tav. 1). Aggiungendo al mercato dei cambi i derivati sui tassi d’interesse, il volume mensile è stato di 657 miliardi di dollari (994 nel 2013).

Il volume delle negoziazioni nel mercato dei cambi ha subito una contrazione di circa un quarto rispetto al 2013 (127 miliardi di dollari), pur aumentando il suo contributo al turnover complessivo al 52,6 per cento (47,6 nel 2013). Il segmento a termine, rappresentato da outright forwards e foreign exchange swaps, è passato da 334 a 296 miliardi di dollari; il segmento a pronti (spot) è diminuito da 139 a 49 miliardi di dollari. I derivati su valute (currency swaps e options) hanno raddoppiato il loro contributo al turnover complessivo al 3,2 per cento, con un volume pressocchè invariato rispetto alla precedente rilevazione e pari a 21 miliardi di dollari. Il volume dei derivati su tassi d’interesse si è più che dimezzato da 500 a 291 miliardi di dollari e la loro quota sul turnover complessivo è diminuita dal 50,3 al 44,2 per cento.

Secondo i dati relativi alle sole banche del campione, lo strumento più diffuso rimane lo swap, il cui volume è preponderante sia nel mercato delle valute (276 miliardi di dollari; tav. 2) sia nel mercato dei tassi (224 miliardi di dollari; tav. 3). Mentre nel mercato dei tassi i forward rate agreements sono scesi a 54 miliardi di dollari da 188 miliardi nel 2013, nel mercato delle valute gli outright forwards sono cresciuti a 18 miliardi e il loro peso è aumentato al 5 per cento del totale (3 per cento nel 2013). Rispetto al 2013, il volume delle opzioni su tassi ha registrato una riduzione superiore al 70 per cento (4 miliardi di dollari, da 14 nel 2013) e quello delle opzioni su valuta di circa il 21 per cento (13 miliardi di dollari, da 16 nel 2013); nel 2016 il loro peso è stato pari all’1 per cento nel mercato dei tassi e al 4 per cento nel mercato delle valute.

Nel mercato dei cambi il peso dei contratti riferiti all’euro continua ad essere superiore a quello dei contratti denominati in dollari (pari rispettivamente a 81 e 74 per cento nel 2016; 84 e 69 per cento nel 2013), sia nel comparto a pronti sia in quelli a termine (tav. 2; fig. 1). Le transazioni euro/dollaro hanno rappresentato il 69 per cento di tutte le operazioni contro euro (70 per cento se si considera il solo mercato a termine). Nell’ambito delle negoziazioni relative a valute diverse dall’euro, che rappresentano circa il 19 per cento del totale, risulta nettamente prevalente il dollaro. Il mercato dei tassi di interesse è dominato dall’euro, con una quota di contratti pari a oltre il 93 per cento del totale; i contratti riferiti al dollaro hanno rappresentato poco più del 4 per cento, mentre assai modesto è il contributo delle restanti valute (tav. 3; fig. 2).

L’attività nei mercati dei cambi e dei tassi d’interesse ha continuato a essere caratterizzata da un’elevata quota di transazioni effettuate con banche non residenti, pur in calo al 61 per cento dal 73 nel 2013 (tav. 4; fig. 3). Il peso delle transazioni svolte con banche residenti è cresciuto dal 10 al 12 per cento. La quota delle transazioni con le istituzioni finanziarie non partecipanti all’indagine è aumentata in entrambi i mercati (complessivamente dal 6 al 20 per cento), mentre quella nei confronti della controparti non finanziarie si è quasi dimezzata nel mercato delle valute (dal 10 al 6 per cento).