Il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche è un indicatore dell’andamento complessivo dei conti pubblici valutato in termini di cassa. Esso può essere calcolato dal lato della formazione, come saldo tra le partite correnti, quelle in conto capitale e quelle di natura finanziaria; oppure dal lato della copertura, come saldo fra le accensioni e i rimborsi di passività finanziarie (monete e depositi, titoli diversi dalle azioni e prestiti). A differenza del debito delle Amministrazioni pubbliche, i criteri di calcolo del fabbisogno non sono armonizzati a livello europeo.

Il fabbisogno non coincide con la variazione del debito principalmente per effetto del diverso trattamento riservato alle disponibilità liquide del Tesoro (depositi presso la Banca d’Italia, fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e impieghi della liquidità); il fabbisogno è ottenuto infatti come variazione del debito al netto della variazione delle disponibilità liquide del Tesoro.

Il fabbisogno e la variazione del debito differiscono inoltre per i diversi criteri contabili adottati nel computo dei due aggregati statistici. In particolare:

  • nel fabbisogno le emissioni di titoli sono valutate al netto ricavo, con l’eccezione dei BOT per i quali si considera il valore nominale; i rimborsi sono valutati al valore nominale, con l’eccezione dei CTZ per i quali si considera il netto ricavo. Nel debito sia le emissioni sia i rimborsi sono valutati al valore facciale
  • nel fabbisogno le passività denominate in valuta estera sono convertite al tasso di cambio vigente al momento della regolazione dell’operazione, mentre nel debito la conversione è effettuata al tasso di cambio di fine periodo
  • nel fabbisogno, la rivalutazione dei titoli indicizzati nel capitale espleta i suoi effetti solo all’atto del rimborso mentre nel debito viene periodicamente imputata.