La Banca d'Italia fu fondata nel 1893 ma fu solo nel 1926 che divenne l'unico Istituto autorizzato a emettere banconote, potere che fino allora aveva condiviso con il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia.

Nei sistemi monetari moderni, la banconota, detta anche moneta cartacea, è uno strumento di pagamento a corso legale; ciò significa che il biglietto viene utilizzato e accettato nelle transazioni economiche a prescindere da un suo valore intrinseco o da una sua convertibilità in metalli preziosi.

La qualità della filigrana impiegata nella produzione delle banconote, la ricercatezza dei disegni, l'attenzione prestata agli elementi di sicurezza inseriti nei biglietti sono tutti elementi che rivelano il grado di sviluppo di una nazione. Ciò fa della banconota un simbolo del Paese che la emette.

In questa sezione vengono sintetizzate le principali caratteristiche dei tagli dei biglietti in lire emessi dalla Banca d'Italia e della produzione realizzata appositamente per le colonie italiane in Africa e per la Banca Nazionale d'Albania.

1894-96

La Banca d'Italia, istituita con legge n. 449 del 10 agosto 1893, nacque dalla fusione della Banca Nazionale nel Regno d'Italia con la Banca Nazionale Toscana e la Banca Toscana di Credito.

La creazione della Banca d'Italia chiudeva un lungo periodo di progetti e di studi, iniziati già all'indomani della proclamazione del Regno d'Italia, volti a rimettere ordine nel complesso panorama degli Istituti di emissione ereditato dagli Stati preunitari.

L'approvazione della legge del 1893 fu però soprattutto una risposta alla crisi delle banche di emissione, in particolare della Banca Romana. Con essa, lo Stato riconosceva alla Banca d'Italia, insieme ai Banchi di Napoli e di Sicilia, la facoltà di emettere i biglietti di banca in lire, riservandosi il controllo di tale attività e definendo l'ammontare massimo della circolazione.

Il principio che alla fabbricazione dei biglietti di banca dovessero concorrere sia l'istituto di emissione sia lo Stato, in modo tale che nè l'uno nè l'altro avessero potuto formare un biglietto completo, si concretizzò nell'apposizione di un contrassegno di Stato su ogni banconota. Solo con il Regolamento del 1981 n. 811, l'apposizione del contrassegno divenne una fase integrata, e non più autonoma, nel processo di stampa del biglietto in lire.

In attesa che fossero approntati i modelli per le nuove banconote, la Banca d'Italia venne autorizzata "a creare ed emettere" biglietti utilizzando i clichés della cessata Banca Nazionale nel Regno d'Italia. La Banca d'Italia iniziò ad operare nel gennaio 1894 e, nell'ottobre dello stesso anno, assunse anche la gestione del servizio di tesoreria provinciale dello Stato, funzione che svolge tuttora.

Caratteristica tecnica fondamentale delle banconote emesse in questo primo periodo è la presenza, sul lato sinistro, della matrice quale elemento di sicurezza. Ciò significava che al momento della sua emissione la banconota veniva separata con un taglio irregolare dalla sua matrice: questa rimaneva all'istituto emittente, per cui l'esatta coincidenza tra banconota e matrice costituiva prova della sua autenticità.

Il 28 aprile 1895 venne emanato il Regio Decreto n. 321 sia per meglio regolamentare le delicate operazioni di fabbricazione e custodia dei nuovi biglietti sia per esercitare un più accurato controllo sul ritiro e successivo "abbruciamento" dei biglietti logori o danneggiati. Tali disposizioni vennero poi riprese e parzialmente modificate nel successivo Regolamento n. 508 del 1896, il quale segnò una tappa significativa nel processo di riorganizzazione del sistema di produzione dei biglietti - sia di quelli emessi dallo Stato sia di quelli di banca.

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1896-98

La stessa legge che aveva istituito la Banca d'Italia fissò in due anni il termine per la sostituzione del vecchio circolante cartaceo con biglietti di nuovo tipo.

La Banca cominiciò a lavorare al progetto delle nuove banconote molto presto, tanto che nell'autunno del 1894 il capo dell'Ufficio Fabbricazione biglietti, Giulio Cesare Carraresi, poté affidare a Rinaldo Barbetti, un noto orafo senese residente a Firenze, l'incarico di eseguire i disegni dei nuovi biglietti.

Accantonata la proposta del Barbetti di inserire il ritratto di uomini illustri su una delle facce delle banconote, si decise di riprodurre motivi decorativi complessi, più difficilmente falsificabili.

La scelta delle rappresentazioni allegoriche cadde su temi di carattere generale quali l'Arte (50 lire), le Scienze (100 lire), la Giustizia (500 lire), l'Industria, Commercio e Agricoltura (1.000 lire) e il Credito (50, 500, 1.000 lire). Inoltre, per rendere più difficile la falsificazione dei nuovi biglietti, questi furono stampati a due o più colori, a seconda dei tagli, su carta bianca filigranata.

Sulla base dei disegni del Barbetti, le officine della Banca lavorarono all'incisione dei clichés in legno, dai quali furono poi ricavati i clichés metallici necessari per la stampa dei biglietti mediante un processo galvanoplastico. La realizzazione dei clichés venne affidata al Ballarini, dell'Istituto di S. Michele, incisore già noto per aver lavorato ai biglietti della Banca Nazionale nel Regno. La stampa venne eseguita esclusivamente in tipografia.

I nuovi biglietti intestati "Banca d'Italia" furono emessi a partire dal 1896.

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1915-31

I primi biglietti della Banca, disegnati dal Barbetti, ebbero varie critiche. Oltre ai difetti di natura estetica, se ne lamentavano altri, "più gravi, d'indole tecnica", in quanto sia il disegno sia la combinazione delle tinte "non opponevano vere difficoltà al falsificatore". Già nel 1898, quando non erano ancora stati emessi in tutti i tagli, vennero pertanto richiesti nuovi disegni al Circolo artistico internazionale di Roma, ma il concorso non diede i risultati attesi.

Nel 1900, lo stesso Direttore generale della Banca, Bonaldo Stringher, condusse un'indagine informale per individuare i nomi di almeno tre artisti in grado di eseguire nuovi bozzetti. La scelta cadde infine su Giovanni Capranesi, "artista noto e reputato", Presidente dell'Accademia di San Luca di Roma.

I bozzetti erano in lavorazione già nel 1910. Sul verso dei tagli maggiori furono raffigurati i due gruppi di sculture di Nicola Cantalamessa-Papotti, che ornavano la facciata di Palazzo Koch, prima di essere rimossi nel 1930 per motivi di stabilità dell'edificio. La scelta dei due gruppi di figure fu dettata dal desiderio di dare ai nuovi bozzetti "un carattere prettamente italiano, semplice e schietto, eliminando ogni concessione a forme di arte bizzarra, che potesse urtare il gusto equilibrato del popolo italiano".

Per garantire, nella scelta dei soggetti e nell'esecuzione dei lavori dei nuovi biglietti, "quella comunanza di criteri estetici e tecnici che ne assicurassero la perfetta loro riuscita" nel 1910 fu anche istituita un'apposita Commissione presieduta da Tito Canovai, che nel 1914 sarebbe divenuto Vice Direttore generale, e composta da Giovanni Capranesi, Tommaso di Lorenzo, Andrea Bianchi ed Ettore Filosini.

L'incisione a mano dei clichés per i nuovi biglietti venne affidata a Tommaso di Lorenzo, Direttore della Regia Calcografia, e ad Andrea Bianchi, mentre la cura delle "incisioni a macchina e di tutti gli altri lavori che richiedevano speciali cognizioni tecniche" toccò ad Ettore Filosini, Direttore tecnico per la fabbricazione dei biglietti della Banca. A dirigere la cartiera fu chiamato Enrico Galliani, "già Direttore di importanti cartiere nell'Alta Italia".

Il gran numero di biglietti falsi esistenti in circolazione e "la diffidenza che già cominciava a manifestarsi in qualche provincia sulle valute cartacee", oltre alla scoperta, avvenuta a Milano nel 1910, "della fabbricazione di biglietti falsi da lire mille", indussero la Banca a studiare la possibilità di creare nuovi biglietti "capaci di presentare maggiori ostacoli alla falsificazione e rispondere meglio alle esigenze estetiche".

Punti di forza del programma di rinnovamento furono lo studio di nuovi soggetti, il miglioramento dei sistemi di produzione della carta filigranata e l'introduzione della stampa calcografica; si abbandona invece l'utilizzo della matrice. Le nuove banconote entrano in circolazione nel 1915.

Nel 1926, con l'unificazione del servizio di emissione dei biglietti, la Banca d'Italia divenne l'unico istituto autorizzato a stampare banconote (R:D:L: 6 maggio 1926, n. 812, convertito nella legge 25 giugno 1926, n. 1262).

Nel 1928 nasce invece l'Istituto Poligrafico dello Stato, con il compito di provvedere all'intero fabbisogno grafico e di stampa della pubblica amministrazione, compresa la stampa dei biglietti di stato, dei francobolli e marche da bollo, della carta bollata.

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1933-43

Nel corso degli anni, le difese approntate per la lotta alla falsificazione delle banconote, inizialmente indirizzate solo verso i sistemi di produzione e le tecniche di stampa, cominciarono a puntare anche su incentivi alle forze dell'ordine per un'azione sempre più incisiva. Significativi al riguardo i collegamenti internazionali, tra tutti la "Convenzione internazionale per la repressione del falso monetario", siglata a Ginevra il 20 aprile 1929 e resa esecutiva in Italia con il regio decreto del 20 giugno 1935, n. 1518.

Durante la seconda guerra mondiale, l'allestimento di un nuovo stabilimento a L'Aquila consentì di mantenere comunque inalterata la produzione dei biglietti. L'attività proseguì, seppur molto più lentamente e tra notevoli difficoltà, anche dopo il bombardamento del dicembre 1943 che aveva praticamente distrutto quasi tutte le attrezzature e causato 19 vittime, di cui sedici donne.

Mentre nello stabilimento de L'Aquila si stampavano i biglietti dell'ultima serie e le banconote che potevano circolare solo nell'Africa Orientale italiana e in Albania, nelle officine carte valori dell'Istituto Poligrafico dello Stato, che disponeva allora di un macchinario inadeguato, si producevano esclusivamente i biglietti della Banca d'Italia di vecchio tipo, disegnati dal Barbetti.

Dall'ottobre del 1943, l'Istituto Poligrafico dello Stato sospese ogni attività, dal momento che alcune delle sue macchine litografiche Roland e altri materiali da stampa erano stati portati dall'esercito tedesco all'Istituto geografico militare di Firenze. Lo stabilimento romano del Poligrafico riprese a funzionare solo nel novembre del 1944, dopo la liberazione della città da parte delle truppe alleate e il recupero dei macchinari sottratti.

A seguito delle pressioni esercitate dal Governo della Repubblica Sociale, sempre nell'ottobre del 1943, parte degli uffici dell'Amministrazione centrale della Banca si erano trasferiti a Moltrasio, sul lago di Como. La produzione monetaria venne affidata a stabilimenti privati, sotto il controllo dell'Istituto Poligrafico e di rappresentanti del Provveditorato generale dello Stato e della Banca d'Italia.

Nel luglio del 1943, dopo lo sbarco in Sicilia, vennero messe in circolazione le prime partite di Am-lire, la cui diffusione andò di pari passo con l'avanzata degli Alleati.

Il Bureau of Engraving and Printing di Washington aveva avviato un progetto per l'introduzione della carta moneta di occupazione americana fin dal 1942. Nel marzo del 1943 furono disegnate le nuove banconote la cui stampa, eseguita in litografia dalla Forbes Lithograph Manufacturing Co., ebbe inizio nel mese di giugno. Il Bureau si riservò la sovrastampa tipografica degli elementi destinati alla connotazione dei biglietti (valore nominale, serie e paese di utilizzo). Il 24 settembre 1943 furono pubblicate le Norme relative alla circolazione ed al cambio della valuta di guerra degli Alleati, che fissavano per le banconote emesse dagli Alleati un corso alla pari con la lira italiana.

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1944-48

La guerra aveva portato con sè un forte deprezzamento della lira, che aveva evidenziato la necessità di "adeguare la scala dei tagli al mutato potere di acquisto della moneta".

A tal fine il 4 agosto 1945 la Banca d'Italia fu autorizzata a emettere titoli provvisori, per un valore complessivo di 217 miliardi e 500 milioni di lire. Tali titoli svolsero la funzione di vere e proprie banconote e sopperirono, grazie al loro elevato valore facciale di 5 e 10 mila lire, alla mancanza di biglietti di taglio superiore alle mille lire.

L'accordo del 24 gennaio 1946 tra il Governo italiano e quello Alleato riconobbe alla Banca d'Italia la facoltà di emettere le Am-lire "al fine di unificare detta circolazione con quella della Banca stessa". La cessazione del corso legale delle Am-lire avvenne il 30 giugno 1950 D.M. 18 febbraio 1950), con prescrizione al 31 dicembre 1951 D.M. 16 aprile 1951). La lunga vicenda della moneta di occupazione americana si concluse con la legge n. 3598 del 28 dicembre 1952, che autorizzò il Ministero del Tesoro a rilasciare alla Banca d'Italia Buoni del Tesoro Ordinari per un ammontare corrispondente a quello delle Am-lire ritirate e bruciate in seguito alla Convenzione del 1946.

A seguito del favore incontrato dai titoli provvisori da 5 e 10 mila lire, nel 1948 la Banca d'Italia fu autorizzata ad emettere questa volta veri e propri biglietti e titoli equivalenti in tagli da lire 5.000 e 10.000, che entrarono in circolazione nel 1951.

Per accelerare i tempi, per la calcografia del recto di entrambe le banconote fu utilizzata l'incisione del gruppo allegorico Genova e Venezia, già impiegato per il biglietto la lire 1.000 di nuovo tipo, disegnato dal Capranesi. La signora Celeste Capranesi, figlia ed erede dell'artista scomparso, citò in giudizio la Banca, accusandola di aver pregiudicato l'onore e la reputazione del padre a causa delle modifiche ai bozzetti originali; ella chiese un risarcimento di 15 milioni di lire e la distruzione di tutti i biglietti stampati.

Il contenzioso venne risolto con un accordo che impegnava la Banca a onorare "con idonea elargizione la memoria del defunto artista" e che permise la regolare immessione in circolazione dei biglietti. Nonostante le critiche apparse sulla stampa - che riportarono più volte le voci di un loro imminente ritiro in quanto "oltremodo sgradite al pubblico" anche a motivo "del loro formato smisuratamente grande"- le nuove banconote restarono in circolazione fino al 30 giugno 1969 (decreto ministeriale 20 aprile 1968).

Va infine ricordato il cosiddetto "caso Staderini" che interessò la stampa dei biglietti della serie 1944, affidata allo Stabilimento Staderini di Roma per i tagli da lire 500 e 1.000. Il caso nacque al momento dell'immissione in circolazione delle prime partite di biglietti, quando si scoprì la sottrazione di alcune pellicole relative ai due tagli maggiori. Alla ditta Staderini di Roma e alle Arti Grafiche di Bergamo fu subito revocata l'autorizzazione a fabbricare i biglietti incriminati, che furono ritirati e distrutti. I tagli da 50 e 100 lire, prodotti nelle Officine dell'Istituto Poligrafico, furono invece regolarmente immessi in circolazione nell'agosto del 1946 e il loro corso legale durò fino al giugno del 1953.

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1962-71

All'inizio degli anni sessanta le banconote in circolazione, tutte create nell'immediato dopoguerra, cominciavano ormai a mostrare i segni del tempo, specie sotto il profilo della sicurezza. La scala dei tagli disponibili risultava di nuovo insufficiente per le mutate necessità del Paese, imponendone un incremento verso l'alto. A causa dell'aumento dei prezzi tra il 1938 e il 1964 il valore della lira si era, infatti, ridotto di circa cento volte.

La Banca d'Italia affidò a Fiorenzo Masino Bessi l'incarico di realizzare una nuova serie di biglietti con la quale, secondo quanto riferito in una relazione dell'8 aprile 1960, si voleva esaltare "il genio italiano nelle sue multiformi manifestazioni". Per i tagli da 1.000, 5.000 e 10.000 mila lire furono proposti, in principio, i ritratti di Verdi, Raffaello (poi sostituito da Cristoforo Colombo) e Michelangelo; per un taglio, di valore superiore alle 10.000 lire, si pensò a Leonardo, in quanto "precursore della ricerca scientifica e delle conquiste della tecnica moderna".

Per assicurare armonicità all'intera serie, Bessi curò anche la rielaborazione dei bozzetti dei biglietti da 5.000 e 10.000 lire, già predisposti dal disegnatore della Banca Lazzaro Lazzarini. Fu inoltre studiato un formato che tenesse conto "della necessità di conservarli in portafogli di misura normale, senza bisogno di piegarli, e della opportunità di adeguarne le dimensioni, per quanto possibile, a quelle adottate dagli altri Stati del Mercato Comune Europeo".

Per la prima volta dopo la fine del secondo conflitto mondiale, cambiò anche il contrassegno di Stato. La vecchia "testina di Medusa" stampata tipograficamente venne sostituita con uno di nuovo tipo, stampato in calcografia, raffigurante un "leone alato di San Marco, ripreso dall'altorilievo esistente sulla facciata del palazzo ducale di Venezia e gli stemmi delle altre tre Repubbliche marinare, Pisa, Genova e Amalfi" (D.M. 23 febbraio 1971).

Anche la numerazione tenne conto dell'evoluzione delle dimensioni dei biglietti. Mentre nei primi esemplari di grandi dimensioni le serie erano stampate ai due angoli opposti del biglietto e il numero progressivo negli altri due, nei nuovi biglietti la serie e il numero si fusero in un'unica espressione alfanumerica.

Al fine di contrastare con maggiore efficacia l'attività dei falsari, la Banca d'Italia decise di introdurre, sul finire degli anni '60, alcune novità nella produzione dei biglietti da 1.000 e 5.000 lire, tra cui il filo metallico di sicurezza, inserito nella carta filigranata.

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1973-79

Agli inizi degli anni '70, la Banca d'Italia progettò e realizzò due banconote di valore intermedio, da 2 e da 20 mila lire, in modo da ampliare la scala dei tagli.

Con le emissioni della seconda metà degli anni '70 si intervenne invece sui tagli già in circolazione per realizzare un prodotto completamente rinnovato dal punto di vista estetico e che riducesse il rischio di contraffazioni. Le indagini condotte dalla Banca avevano infatti evidenziato che un'efficace difesa contro le falsificazioni dovesse basarsi non solo sul costante aggiornamento dei sistemi di stampa e sul perfezionamento delle tecniche di produzione della carta filigranata, ma anche su una maggiore attenzione del pubblico ai biglietti utilizzati.

Per indurre i cittadini a guardare le banconote utilizzate, i ritratti di personaggi illustri, facilmente riconoscibili da tutti a prima vista, furono sostituiti con volti anonimi di pura invenzione del bozzettista o tratti da opere d'arte. Il lavoro fu affidato agli incisori della Banca Giovanni Pino e Guglielmo Savino.

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1982-97

Tra il 1982 e il 1985 la serie delle banconote in circolazione fu completamente rinnovata dall'emissione di cinque nuovi biglietti nei tagli da 1.000, 5.000, 10.000, 50.000 e 100.000 lire.

Con l'eccezione del biglietto da 1.000 cosiddetto "a perdere", la nuova serie venne progettata in modo che gli elementi di sicurezza permettessero il riconoscimento automatico dei biglietti con macchine selezionatrici.

Nel 1985 fu accertato in Sicilia quello può essere definito come il più emblematico esempio dell'"arte" della contraffazione. Furono sequestrati circa 14.000 esemplari falsificati del taglio da 50.000 lire "tipo 1977". Le banconote contraffatte, pur realizzate con tecniche del tutto tradizionali, rappresentano un caso anche più pericoloso delle contraffazioni realizzate in tempi più recenti mediante scanner o fotocopiatrici a colori. Tutte le parti del disegno del biglietto erano state infatti ritoccate manualmente con grande perizia e riproposte con ben venticinque passaggi di stampa a perfetto registro. Nella sezione del Museo destinata alle "Falsificazioni" è possibile vedere uno dei pochissimi elementi che distinguevano l'originale dal falso.

Negli anni '90, a fronte di una riduzione del potere di acquisto del segno monetario, si cominciò a lavorare al progetto di un nuovo taglio massimo, al quale si pensava peraltro sin dagli anni ottanta. Si rinnovò anche la serie in circolazione con la realizzazione dei bozzetti per i biglietti di nuovo tipo. L'ultima banconota creata nel settembre del 1997 dalla Banca d'Italia fu quella con il valore nominale più alto: la 500.000 lire con l'effige di Raffaello.

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I territori d’oltremare

La Somalia italiana

La colonia della Somalia italiana era stata istituita nel 1908, quando il comandante delle truppe coloniali, il maggiore Di Giorgio, aveva occupato Mogadiscio.

Nel 1910 fu introdotta come moneta la Rupia d'argento, pari a 1/15 di sterlina e pari a 1,68 lire. La crisi post-bellica avrebbe ben presto messo in evidenza gli svantaggi di un ragguaglio a due monete. Inoltre, l'aumento del valore dell'argento sul mercato mondiale provocò il tesoreggiamento e l'esportazione di contrabbando delle rupie.

Il Governo italiano, di fronte all'evidente antieconomicità delle coniazioni, decise con il regio decreto del 13 maggio 1920, di autorizzare la Banca d'Italia a emettere nella Somalia italiana buoni di cassa da "una, cinque, dieci, venti e cinquanta rupie" italiane, per un valore complessivo che non doveva eccedere la somma di 2 milioni. I buoni di cassa furono prodotti a Roma, nelle Officine della Banca, sotto la vigilanza del Ministero del Tesoro.

Per decreto, i buoni furono dichiarati convertibili in argento, ma per evidenti ragioni di opportunità la convertibilità fu sospesa subito dopo l'emissione. Tutte le spese di emissione furuno poste a carico della Banca d'Italia, che fino al 1925 produsse 5,6 milioni di rupie a fronte dei 2 inizialmente autorizzati.

Con il regio decreto del 18 giugno 1925, i buoni cessarono di avere corso legale. Dal 1° luglio nella Somalia italiana subentrò la lira italiana.

L'Africa Orientale Italiana

Conclusa la guerra di Etiopia, durata sette mesi, il 9 maggio 1936 fu istituito l'impero coloniale italiano, denominato Africa Orientale Italiana (AOI), formato dai territori della Somalia italiana, Etiopia ed Eritrea, quest'ultima colonia italiana sin dal 1890.

La valuta ufficiale dell'impero era la lira dell'AOI, equivalente alla lira italiana e con lo stesso tasso di cambio rispetto alle valute terze. Le prime banconote furono stampate nel 1938. Con il decreto ministeriale del 28 marzo 1938 la Banca d'Italia fu autorizzata a emettere serie speciali di biglietti da 1.000, 500, 100 e 50 lire, che potevano circolare legalmente solo nei territori dell'AOI. Per i tagli maggiori vennero utilizzati i soggetti disegnati da Giovanni Capranesi per le banconote italiane. Per le banconote da 50 lire fu scelto invece il tipo disegnato da Giovanni Pietrucci con la lupa capitolina sul verso. Tutte le banconote dovevano avere sul recto la scritta Serie Speciale Africa Italiana, poi modificata in Serie Speciale Africa Orientale Italiana.

La circolazione cessò con l'occupazione britannica del 1941.

L'Albania

L'intervento politico, militare ed economico dell'Italia in Albania si sviluppò negli anni che vanno dal 1925 al 1939. Nel marzo del 1925 furono infatti concluse le convenzioni che accordarono all'Italia concessioni petrolifere, nonché l'incarico di creare una banca di emissione, la Banca Nazionale di Albania, costituita a Roma il 2 settembre 1925 con il duplice ruolo di istituto di emissione e creditizio.

Secondo gli accordi stipulati tra il Governo italiano e quello albanese il 20 aprile 1939, fu istituita la cosiddetta "area della lira", che comportò l'abolizione di ogni restrizione monetaria tra i due paesi. Fu, inoltre, stabilita una parità fissa fra il franco albanese e la lira.

La Banca Nazionale d'Albania affidò alle Officine carte valori della Banca d'Italia la stampa delle proprie banconote destinate alla circolazione nazionale. Per la realizzazione dei nuovi biglietti vennero utilizzati in parte i soggetti già impressi sulle banconote da 50 lire di "secondo nuovo tipo" e da lire 100 di "nuovo tipo", opportunamente modificati.

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La normativa di riferimento

Nel corso del tempo numerose norme hanno disciplinato la circolazione monetaria e le caratteristiche delle banconote in lire. Si tratta, nel complesso, di oltre 160 testi, dal D.M. 26.12.1854 n. 366 - che definì i distintivi e i segni caratteristici dei biglietti della Banca Nazionale nel Regno da 1.000, 500, 250 e 100 lire - al D.M. 6.5.1997, che definì i distintivi e i segni caratteristici dei biglietti della Banca d'Italia da 500.000 lire, l'ultimo biglietto in lire.

A partire dal 1° luglio 1926 la Banca d'Italia divenne l'unico istituto del Paese abilitato a emettere biglietti di banca.

Fino al 1936 l'emissione assunse la forma tradizionale del privilegio concesso dallo Stato per una durata prestabilita; a fronte di tale concessione lo Stato imponeva alla Banca determinati obblighi finanziari e controlli di natura amministrativa e tecnica, esercitati dal ministro per il Tesoro. Quest'ultimo si avvaleva, per la concreta azione di vigilanza sull'Istituto di emissione, di un Ispettorato generale. Il ministro per il Tesoro aveva inoltre poteri regolamentari per tutto ciò che concerneva la fabbricazione e l'utilizzazione delle scorte di biglietti nuovi, la sostituzione e l'annullamento di quelli logori e danneggiati, nonché la competenza ad approvare con propri decreti le forme, le caratteristiche e la quantità dei biglietti che la Banca intendeva fabbricare. I tagli dei biglietti da emettere erano invece stabiliti con legge.

Con l'entrata in vigore della legge bancaria del 1936, che confermò il ruolo della Banca di unico "Istituto di emissione", l'emissione assunse il carattere di funzione istituzionale.

Con l'introduzione dell'euro, l'intera regolamentazione dell'attività di emissione delle banconote ha subito un profondo cambiamento. La normativa che prevedeva il coinvolgimento del Tesoro nel processo di fabbricazione ed emissione è stata in gran parte soppressa, mentre spetta ora alla Banca Centrale Europea, in base all'art. 106 del Trattato CE, "il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote" nei paesi dell'Eurosistema.

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