La guerra aveva portato con sè un forte deprezzamento della lira, che aveva evidenziato la necessità di "adeguare la scala dei tagli al mutato potere di acquisto della moneta".
A tal fine il 4 agosto 1945 la Banca d'Italia fu autorizzata a emettere titoli provvisori, per un valore complessivo di 217 miliardi e 500 milioni di lire. Tali titoli svolsero la funzione di vere e proprie banconote e sopperirono, grazie al loro elevato valore facciale di 5 e 10 mila lire, alla mancanza di biglietti di taglio superiore alle mille lire.
L'accordo del 24 gennaio 1946 tra il Governo italiano e quello Alleato riconobbe alla Banca d'Italia la facoltà di emettere le Am-lire "al fine di unificare detta circolazione con quella della Banca stessa". La cessazione del corso legale delle Am-lire avvenne il 30 giugno 1950 (D.M. 18 febbraio 1950), con prescrizione al 31 dicembre 1951 (D.M. 16 aprile 1951). La lunga vicenda della moneta di occupazione americana si concluse con la legge n. 3598 del 28 dicembre 1952, che autorizzò il Ministero del Tesoro a rilasciare alla Banca d'Italia Buoni del Tesoro Ordinari per un ammontare corrispondente a quello delle Am-lire ritirate e bruciate in seguito alla Convenzione del 1946.
A seguito del favore incontrato dai titoli provvisori da 5 e 10 mila lire, nel 1948 la Banca d'Italia fu autorizzata ad emettere questa volta veri e propri biglietti e titoli equivalenti in tagli da lire 5.000 e 10.000, che entrarono in circolazione nel 1951.
Per accelerare i tempi, per la calcografia del recto di entrambe le banconote fu utilizzata l'incisione del gruppo allegorico Genova e Venezia, già impiegato per il biglietto la lire 1.000 di nuovo tipo, disegnato dal Capranesi. La signora Celeste Capranesi, figlia ed erede dell'artista scomparso, citò in giudizio la Banca, accusandola di aver pregiudicato l'onore e la reputazione del padre a causa delle modifiche ai bozzetti originali; ella chiese un risarcimento di 15 milioni di lire e la distruzione di tutti i biglietti stampati.
Il contenzioso venne risolto con un accordo che impegnava la Banca a onorare "con idonea elargizione la memoria del defunto artista" e che permise la regolare immessione in circolazione dei biglietti. Nonostante le critiche apparse sulla stampa - che riportarono più volte le voci di un loro imminente ritiro in quanto "oltremodo sgradite al pubblico" anche a motivo "del loro formato smisuratamente grande"- le nuove banconote restarono in circolazione fino al 30 giugno 1969 (decreto ministeriale 20 aprile 1968).
Va infine ricordato il cosiddetto "caso Staderini" che interessò la stampa dei biglietti della serie 1944, affidata allo Stabilimento Staderini di Roma per i tagli da lire 500 e 1.000. Il caso nacque al momento dell'immissione in circolazione delle prime partite di biglietti, quando si scoprì la sottrazione di alcune pellicole relative ai due tagli maggiori. Alla ditta Staderini di Roma e alle Arti Grafiche di Bergamo fu subito revocata l'autorizzazione a fabbricare i biglietti incriminati, che furono ritirati e distrutti. I tagli da 50 e 100 lire, prodotti nelle Officine dell'Istituto Poligrafico, furono invece regolarmente immessi in circolazione nell'agosto del 1946 e il loro corso legale durò fino al giugno del 1953.