La stessa legge che aveva istituito la Banca d'Italia fissò in due anni il termine per la sostituzione del vecchio circolante cartaceo con biglietti di nuovo tipo.
La Banca cominiciò a lavorare al progetto delle nuove banconote molto presto, tanto che nell'autunno del 1894 il capo dell'Ufficio Fabbricazione biglietti, Giulio Cesare Carraresi, poté affidare a Rinaldo Barbetti, un noto orafo senese residente a Firenze, l'incarico di eseguire i disegni dei nuovi biglietti.
Accantonata la proposta del Barbetti di inserire il ritratto di uomini illustri su una delle facce delle banconote, si decise di riprodurre motivi decorativi complessi, più difficilmente falsificabili.
La scelta delle rappresentazioni allegoriche cadde su temi di carattere generale quali l'Arte (50 lire), le Scienze (100 lire), la Giustizia (500 lire), l'Industria, Commercio e Agricoltura (1.000 lire) e il Credito (50, 500, 1.000 lire). Inoltre, per rendere più difficile la falsificazione dei nuovi biglietti, questi furono stampati a due o più colori, a seconda dei tagli, su carta bianca filigranata.
Sulla base dei disegni del Barbetti, le officine della Banca lavorarono all'incisione dei clichés in legno, dai quali furono poi ricavati i clichés metallici necessari per la stampa dei biglietti mediante un processo galvanoplastico. La realizzazione dei clichés venne affidata al Ballarini, dell'Istituto di S. Michele, incisore già noto per aver lavorato ai biglietti della Banca Nazionale nel Regno. La stampa venne eseguita esclusivamente in tipografia.
I nuovi biglietti intestati "Banca d'Italia" furono emessi a partire dal 1896.