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HomeServizi al pubblicoMuseo della BanconotaGli impianti e le attrezzatureDalla nascita alla vigilia del secondo conflitto mondiale

Dalla nascita alla vigilia del secondo conflitto mondiale

Pressa meccanica a platino, marca Phénix, acquistata nel 1897 dalla ditta J.G.Schelter & Giesecke (Liepzig).

Nel 1893 gli uffici della Direzione Generale della Banca d'Italia furono trasferiti a Palazzo Koch in via Nazionale, mentre le officine per la stampa dei biglietti restarono nella vecchia sede della Banca Nazionale nel Regno, in via dei Barbieri.

Il parco macchine ereditato dalla Banca Nazionale consisteva in 7 macchine tipografiche a mano, 10 torchi tipografici a mano, 2 torchi litografici e 4 macchine per la numerazione. Esso risultò inadeguato alle esigenze di una circolazione in continua espansione e della sostituzione dei biglietti in circolazione con nuove emissioni. Tale attività, secondo quanto previsto dalla legge n. 449 del 1893, avrebbe dovuto concludersi entro due anni.

Nel 1894 la necessità di dotare la stamperia della Banca di un'officina meccanica e di un laboratorio "galvanoplastico" portò all'acquisto delle attrezzature necessarie per la stampa completa dei biglietti. Allo stesso tempo, stamperia e attrezzature furono trasferite a via dei Serpenti per motivi di sicurezza.

Negli anni immediatamente successivi il parco macchine fu continuamente ampliato con l'acquisto di nuovi macchinari, tecnicamente più avanzati, come una pressa meccanica a platina Phénix, comprata nel 1897 dalla ditta J.G. Schelter & Giesecke di Leipzig, e due macchine Albert.

Nel 1910, a seguito della scoperta di un gran numero di biglietti falsi in circolazione, la Banca decise di avviare un programma di miglioramento dei sistemi di produzione che portò all'introduzione della stampa calcografica e all'acquisto dapprima di attrezzature per dotarsi di una cartiera propria, poi di "macchine (tipografiche) più perfette, capaci di stampare contemporaneamente in quattro tinte diverse". Furono pertanto acquistate otto macchine calcografiche Johnston.

Nel 1926 la Banca d'Italia, rimasta l'unico Istituto autorizzato a stampare banconote, per far fronte a "un lavoro quattro volte superiore a quello primitivo" si impegnò a rinnovare ulteriormente il macchinario in dotazione ai diversi reparti.

Agli inizi degli anni trenta, i macchinari cominciarono a mostrarsi di nuovo inadatti alla stampa dei nuovi biglietti sia a causa del formato più ridotto di questi ultimi sia per le esigenze di maggiore velocità nella produzione. Essi furono sostituiti perciò dalle nuove macchine prodotte dalla Waite; furono inoltre acquistate due tipografiche Lambert a quattro colori e quattro tipografiche monocolori - tre Otley e una Crabtree.



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