L’apertura di un conto corrente è di solito gratuita; al cliente può essere richiesto un versamento iniziale.
In linea generale, i costi sono articolati in un canone per la tenuta del conto, in spese per la registrazione di ogni operazione, e in commissioni per l’esecuzione delle singole operazioni, la cui misura varia a seconda della loro tipologia (ad esempio: prelievo di contante, utilizzo del bancomat, incasso assegni). Spese e commissioni possono essere predeterminate nell’importo anche a prescindere dal numero degli addebiti e accrediti. Hanno carattere periodico le spese di liquidazione, che ricorrono ogni volta che si procede al calcolo delle competenze (oneri e interessi). In caso di scoperto, oltre agli interessi è applicata una specifica commissione. Gravano sul cliente anche spese per imposte (bollo) e quelle postali per la corrispondenza.
Il costo complessivo del conto dipende pertanto da una componente fissa e da un’altra variabile, quest’ultima riconducibile prevalentemente alle modalità e frequenza di utilizzo.
La chiusura definitiva del rapporto, sia su libera decisione che successiva a variazioni sfavorevoli delle condizioni contrattuali, avviene invece senza spese e penalità (vedi “Modifica delle condizioni del contratto”).