N. 1154 - Le interazioni tra controlli sui movimenti di capitale, misure macroprudenziali e politica monetaria in un'economia emergente

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di Valerio Nispi Landi dicembre 2017

I flussi di capitale verso le economie emergenti sono caratterizzati da un'elevata volatilità, condizionata anche da fattori internazionali, come, per esempio, scelte inattese di politica monetaria nelle economie avanzate. Il ripetersi negli ultimi venti anni di episodi di improvviso arresto dei flussi di capitale in entrata (sudden stops), spesso con gravi ripercussioni sulla stabilità finanziaria dei paesi colpiti, ha favorito il ricorso a controlli sui movimenti di capitale e a misure di natura macroprudenziale per prevenire tali episodi, o quantomeno attenuarne l'impatto. Si è così sviluppato un vivace dibattito sulla complementarità tra i due strumenti e sulla loro interazione con la politica monetaria.

Il lavoro affronta questi argomenti con l'ausilio di un modello di equilibrio generale dinamico con frizioni finanziarie, i cui parametri sono calibrati su un'economia emergente. Si assume che le autorità di politica economica dispongano di tre strumenti: (a) uno di politica monetaria (il tasso di interesse); (b) uno macroprudenziale, modellato come una tassa sul capitale bancario; (c) e un'imposta sul debito estero delle banche denominato in valuta estera, interpretabile come una sorta di controllo sui movimenti di capitale in entrata. Gli strumenti (b) e (c), quando negativi, sono assimilabili a sussidi, rispettivamente, al capitale bancario e all'indebitamento con l'estero.

I risultati principali sono i seguenti.

Sia b) che c) possono attenuare fortemente gli effetti recessivi di un aumento inatteso del tasso d'interesse estero. Da un punto di vista normativo, il ricorso alla misura di controllo sui movimenti di capitale è preferibile a quella macroprudenziale in presenza di shock al tasso d'interesse estero e, inoltre, risulta complementare alla politica monetaria. Lo strumento macroprudenziale appare, invece, preferibile in presenza di shock all'offerta aggregata.

Più in generale, questi risultati suggeriscono che, per un paese emergente esposto sui mercati internazionali, la politica monetaria può aumentare la propria efficacia se affiancata da controlli sui movimenti di capitale.

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