N. 1135 - Comportamento dei legislatori e regole elettorali: evidenza da una riforma italiana

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di Giuseppe Albanese, Marika Cioffi e Pietro Tommasino settembre 2017

Un'ampia letteratura ha evidenziato come i sistemi elettorali incentrati su collegi uninominali tendono ad accrescere l'impegno profuso da chi viene eletto rispetto a quelli basati su meccanismi di tipo proporzionale e collegi più ampi, ma al contempo li inducono a preferire spese che avvantaggino solo il distretto elettorale che essi rappresentano. In questo ambito, il lavoro tiene conto di come questo impatto delle regole elettorali sia influenzato dal grado di civismo degli elettori.

Un semplice modello teorico evidenzia come al crescere del grado di civismo le differenze negli effetti tra le due tipologie di regole elettorali si riducono. La parte empirica del lavoro verifica tali previsioni del modello analizzando i cambiamenti intervenuti nei progetti di legge promossi dai membri del Senato italiano tra il 1994 e il 2013 in connessione con la riforma elettorale entrata in vigore alle fine del 2005, che ha segnato il passaggio da un sistema prevalentemente basato su collegi uninominali a uno caratterizzato da collegi molto più ampi (e liste bloccate).

In particolare, il numero totale delle proposte è usato come misura dell'impegno di ogni singolo senatore eletto; la quota sul totale di quelle che promuovono spese indirizzate al proprio collegio elettorale è utilizzata come misura del grado di particolarismo.

Coerentemente con le attese, le stime (che tengono conto di possibili effetti fissi temporali e regionali) mostrano che i Senatori eletti con il sistema uninominale sono più attivi e hanno una maggiore propensione al particolarismo.

Le differenze nei comportamenti rispetto ai Senatori eletti in collegi più ampi sono però minori nei distretti in cui il civismo è maggiore.

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