N. 1106 - Io sopravvivrò. Strategie di prezzo delle imprese con vincoli finanziari

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di Ioana A. Duca, José M. Montero, Marianna Riggi e Roberta Zizza marzo 2017

I motivi che possono indurre le imprese a variare i prezzi in senso anticiclico, fissandoli elevati in condizioni di bassa domanda e viceversa, sono stati oggetto di numerosi studi. L’attenzione su questo tema si è intensificata durante la Grande recessione, quando il forte calo dell’attività economica in molte economie avanzate è stato accompagnato, soprattutto in un primo tempo, da una riduzione contenuta dell’inflazione.

Nel modello di Chevalier e Scharfstein (1996) il comportamento anticiclico dei prezzi origina dall’interazione tra ‘mercati di clientela’ (caratterizzati da un rapporto stabile tra acquirenti e venditori) e restrizioni finanziarie: quando la domanda è bassa, le imprese che hanno più difficoltà a ottenere prestiti fissano prezzi (o margini) più elevati, sfruttando le relazioni di lungo termine per approvvigionarsi di liquidità. Questo lavoro estende il modello di Chevalier e Scharfstein (1996) introducendo la possibilità di persistenza dello stato di bassa domanda e pressioni competitive che si allentano con la recessione (per il minore incentivo degli acquirenti a ricercare altrove condizioni di vendita migliori quando le quantità domandate diminuiscono). Si mostra che l’andamento anticiclico dei prezzi tende a rafforzarsi quando le imprese percepiscono una riduzione delle pressioni competitive e una persistenza del calo della domanda.

Le conclusioni teoriche sono sottoposte a verifica empirica per l’Italia, utilizzando i dati di un’indagine sulle politiche di prezzo e salariali delle imprese europee condotta nell’ambito del SEBC e riferita al periodo 2010-13. Le stime confermano che, a parità di altre condizioni, le imprese italiane soggette a vincoli finanziari hanno reagito alla riduzione della domanda accrescendo i margini di profitto con probabilità più elevata rispetto alle aziende non vincolate. Tale anticiclicità risulta amplificata in caso di persistenza della domanda, mentre non è stato identificato alcun effetto significativo del grado di concorrenza. I risultati sono confermati anche quando si tiene conto della possibile endogeneità dei vincoli finanziari rispetto alle condizioni di profittabilità delle imprese.

Nel complesso le stime suggeriscono che tra il 2010 e il 2013 le difficoltà di accesso al credito hanno contribuito a mantenere in Italia la dinamica dei prezzi su livelli relativamente elevati, nonostante la marcata contrazione del prodotto.

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