N. 1089 - Misure di politica monetaria non standard, prezzi delle attività e misure di politica macroprudenziale in un'unione monetaria

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di Lorenzo Burlon, Andrea Gerali, Alessandro Notarpietro e Massimiliano Pisani ottobre 2016

Una possibile conseguenza del programma di acquisto di titoli dell’Eurosistema è l’aumento del valore delle attività immobiliari. Il prolungato periodo di bassi tassi di interesse favorirebbe la domanda di abitazioni; inoltre, il conseguente aumento delle quotazioni permetterebbe a famiglie e imprese, che utilizzano gli immobili come garanzia, di accrescere l’indebitamento. Secondo alcuni osservatori, ne potrebbero conseguire rischi per la stabilità finanziaria in alcuni paesi dell’area.

Il presente lavoro valuta, mediante un modello neo-keynesiano dell’area dell’euro, gli effetti del programma di acquisto di titoli dell’Eurosistema e le possibili implicazioni in termini di politiche macroprudenziali nazionali. Si ipotizza che, in entrambe le regioni che nel modello costituiscono l’area dell’euro, una frazione di famiglie sia soggetta a un vincolo all’indebitamento, che è funzione del valore degli immobili utilizzabili come collaterale (loan-to-value ratio). Si assume inoltre che – a fronte di un’unica autorità di politica monetaria – ciascuna delle due regioni dell’area abbia una sua autorità macroprudenziale, con una funzione di reazione che diminuisce il loan-to-value ratio in risposta ad un aumento del rapporto tra il debito delle famiglie e il PIL.

I risultati principali del lavoro sono i seguenti. Un loan-to-value ratio relativamente elevato amplifica l’effetto espansivo del programma di acquisto di titoli in quella regione. Se al programma si accompagnano aspettative eccessivamente ottimistiche sull’evoluzione futura del valore degli immobili, l’indebitamento delle famiglie aumenta ulteriormente, con potenziali ripercussioni negative per la stabilità finanziaria. L’intervento dell’autorità macroprudenziale della regione consente tuttavia di contenere l’eccesso di indebitamento, senza interferire in misura rilevante con gli obiettivi della politica monetaria. L’eventuale presenza di rischi per la stabilità finanziaria in parte dell’area non richiede quindi che vi si faccia fronte con una modifica del programma di acquisto di titoli e più in generale dell’orientamento della politica monetaria.

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