N. 1050 - Contagio e fire sales in reti interbancarie

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di Sara Cecchetti, Marco Rocco e Laura Sigalotti gennaio 2016

La crisi finanziaria globale ha messo in evidenza la rilevanza dei rischi connessi con i legami di interdipendenza tra le istituzioni finanziare. Lo studio analizza la trasmissione di shock esogeni in reti interbancarie in cui l’interdipendenza tra istituzioni deriva da due canali: prestiti bilaterali ed esposizione comune ad attività illiquide, il cui prezzo può essere soggetto a spirali negative in contesti di particolare tensione.

L’analisi riprende il modello di Cifuentes, Ferrucci e Shin (2005), estenden-dolo in tre direzioni: (i) si dimostra l’esistenza di un equilibrio sul mercato dei pagamenti interbancari e per il prezzo dell’attività illiquida detenuta dalle banche, e la convergenza di un algoritmo che consente di calcolare l’equilibrio stesso; (ii) si utilizza tale algoritmo per studiare, sulla base di un set sistematico di simulazioni, come variano le modalità e l’entità del contagio al variare della configurazione del network interbancario e dei requisiti di capitale e di liquidità; (iii) si considera il caso in cui le banche detengono più attività, caratterizzate da diversi gradi di liquidità e quindi da diversi meccanismi di deprezzamento.

I risultati principali dell’analisi sono i seguenti.

In accordo con la letteratura esistente, le simulazioni confermano la rilevanza della struttura del network interbancario ai fini della trasmissione dello shock; ne segue che le mi-sure di interconnessione sviluppate per valutare la rilevanza sistemica di un’istituzione do-vrebbero tenere conto della specifica configu-razione del network, ricostruibile solo a partire dalle esposizioni bilaterali tra banche. L’analisi empirica mostra inoltre che la struttura della rete interbancaria può influire sull’efficacia relativa degli strumenti di policy impiegati per aumentare la resilienza del sistema, come ad esempio requisiti di capitale e di liquidità. Infine, nel caso in cui le banche detengono attività con diversi gradi di illiquidità (cioè con diverse sensibilità della domanda alle variazioni di prezzo), si dimostra che vendere sequenzialmente le attività in ordine decrescente di liquidità non è necessariamente ottimale; la strategia ottimale di riduzione della leva finanziaria è infatti anche funzione della composizione del portafoglio di ciascuna banca e delle strategie di liquidazione adottate dalle altre banche.

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