N. 1037 - Una decomposizione dei benefici del commercio: la selezione delle industrie e la riallocazione dei lavoratori

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di Stefano Bollato e Massimo Sbracia novembre 2015

Arkolakis et al. (2012) hanno di recente mostrato che, in un’ampia classe di modelli di commercio internazionale (detti ″quantitativi″), l’aumento di benessere dovuto all’apertura agli scambi con l’estero è proporzionale al rapporto tra il consumo complessivo (comprensivo delle importazioni) e la produzione destinata al mercato interno. Tale risultato consente una immediata quantificazione dei benefici dell’apertura al commercio.

Questo lavoro si concentra sui modelli Ricardiani per verificare se l’appar­tenenza alla classe dei modelli “quantitativi”. Si dimostra che in qualsiasi modello Ricardiano (anche “non quantitativo”) l’aumento di benessere indotto dal commercio interna­zionale può essere scomposto in due fattori. Il primo è un effetto di selezione dovuto alla variazione della media della produttività totale dei fattori (PTF), causata dalla specializzazione della produzione nei beni per i quali il paese ha un vantaggio comparato. Il secondo è un ulteriore aumento della PTF dovuta alla crescita del peso delle imprese esportatrici nella produzione domestica, riconducibile a un effetto di riallocazione dei lavoratori dalle imprese che non esportano verso quelle, mediamente più efficienti, che esportano.

In generale, la misurazione di tali effetti richiede il calcolo della PTF media per numerose categorie di imprese. Assumendo tuttavia una particolare forma della distribuzione delle efficienze delle imprese di ogni paese (ipotesi che rende in modello “quantitativo”), la misurazione del contributo dei due effetti dipende solo dal rapporto tra il consumo complessivo e la produzione destinata al mercato interno. Per tali modelli si dimostra anche che, quando i benefici del commercio sono bassi, l’effetto di selezione è quello più importante. Quando sono elevati l’importanza dell’effetto di riallocazione è maggiore, dato che il settore delle esportazioni è più ampio e maggiormente in grado di assorbire risorse dagli altri settori.

Una quantificazione per un campione di 46 paesi avanzati ed emergenti nel 2000 e nel 2005 mostra che, in media, l’effetto di selezione contribuisce per il 60% all’aumento di benessere. Tale effetto è predominante per grandi economie quali Stati Uniti, Giappone, Brasile, Russia, India e Cina, dove il suo contributo è superiore all’80%. Per contro, per piccole economie aperte, tra cui l’Italia, l’effetto di riallocazione è responsabile di oltre il 70% dei guadagni dal commercio.

Pubblicato nel 2016 in: Review of International Economics, v. 24, 2, pp. 344-363

Testo della pubblicazione