N. 1029 - Gli effetti dei fondi strutturali europei durante la crisi: evidenze empiriche dal mezzogiorno

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di Emanuele Ciani e Guido de Blasio settembre 2015

Il dibattito sul ruolo dei fondi strutturali europei si concentra spesso sulla capacità delle amministrazioni pubbliche di spendere per tempo tali risorse. Minore attenzione è dedicata all’impatto della spesa poi effettuata sulla performance economica dei territori interessati.

In questo lavoro viene analizzato l’impatto degli effettivi esborsi pro-capite intervenuti durante il periodo 2007-13 sull’andamento dell’economia nei sistemi locali del lavoro (SLL) del Mezzogiorno. Si fa riferimento alla crescita dell’occupazione, della popolazione e dei prezzi delle abitazioni. I dati relativi alla spesa dei fondi strutturali sono quelli messi a disposizione dal Dipartimento per la Coesione e lo Sviluppo attraverso il portale OpenCoesione.

Il lavoro, attraverso opportune tecniche econometriche, tiene conto dell’endogeneità delle spese, visto che finanziamenti più generosi potrebbero esser intervenuti a sollievo delle aree con maggiori difficoltà. Per risolvere questo problema, si misura l’impatto dei fondi tenendo conto delle caratteristiche degli SLL che hanno determinato la loro più o meno accentuata esposizione alla crisi economica, provando a separare l’effetto dei fondi da quello degli andamenti ciclici.

I risultati suggeriscono l’assenza di un impatto statisticamente o economicamente significativo della spesa dei fondi strutturali sulla dinamica delle variabili considerate.

Solo negli anni finali del periodo considerato, presumibilmente anche a seguito dell’accelerazione e del re-orientamento dei pagamenti avvenuta con il “Piano di Azione e Coesione” del 2011, emerge evidenza di un effetto positivo e statisticamente significativo dei trasferimenti sul tasso di crescita dell’occupazione, quantitativamente però piuttosto contenuto.

Distinguendo tra le diverse tipologie di intervento, le spese in acquisto di beni o servizi e i contributi a soggetti privati avrebbero inoltre un impatto sull’occupazione lievemente più positivo rispetto alle spese per infrastrutture.