N. 981 - L'impatto dei docenti universitari sui risultati accademici e sui salari (solo in inglese)

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di Michela Braga, Marco Paccagnella e Michele Pellizzari ottobre 2014

La qualità dell’insegnamento è una variabile importante nella formazione del capitale umano. Numerosi studi hanno evidenziato la presenza di ampi differenziali tra docenti nei loro effetti sull’evoluzione delle competenze scolastiche acquisite dai loro alunni. Il legame tra insegnamento e successiva performance degli ex alunni sul mercato del lavoro è stato invece meno investigato in letteratura, principalmente per la carenza di dati adeguati.

Questo studio utilizza una nuova base dati che collega informazioni provenienti dalle dichiarazioni dei redditi con dati amministrativi su una coorte di studenti universitari. Tali dati consentono di stimare l’impatto che i docenti universitari hanno sui risultati futuri dei loro studenti, sia in termini di performance accademica (misurata dai voti conseguiti negli esami successivi), sia di successo ottenuto nel mercato del lavoro (misurato attraverso i redditi conseguiti dopo la laurea). Entrambe queste misure possono essere considerate validi indicatori della “qualità” di un docente.

I risultati confermano, in primo luogo, l’importanza della qualità dei docenti. Aumentare la qualità dei docenti di una deviazione standard può incrementare la media dei voti futuri dello 0,6 per cento e i redditi d’ingresso nel mercato del lavoro di oltre il 5 per cento (pari a circa 1.000 euro lordi annui).

Efficacia dei docenti nel migliorare la performance accademica e nell’innalzare i redditi da lavoro futuri sono positivamente correlate, ma in misura contenuta. Fra i docenti appartenenti al quintile più elevato della distribuzione dell’efficacia accademica, solo un terzo appartiene al quintile più elevato della distribuzione quando il criterio utilizzato è l’impatto sul mercato del lavoro, e il 13 per cento figura addirittura nel quintile più basso.

Inoltre, i dati mostrano che l’efficacia dei singoli docenti non è invariante al mutare dell’abilità pregressa degli studenti (misurata dal test attitudinale sostenuto in sede di ammissione all’università). I docenti più efficaci a insegnare agli studenti più abili non sono necessariamente altrettanto efficaci quando hanno a che fare con studenti meno abili, soprattutto quando si utilizza come misura di efficacia l’effetto sulla performance accademica. Per gli studenti che partivano da un basso livello di abilità, l’efficacia dei docenti in termini di risultati accademici è inversamente correlata con l’efficacia in termini di futuri redditi da lavoro.

La sottolineatura delle differenze esistenti nell’efficacia formativa dei diversi docenti, variabile sia in base alla misura di performance utilizzata che all’abilità pregressa degli studenti, ha rilevanti implicazioni sull’orientamento – più di tipo accademico o più legato all’inserimento nel mercato del lavoro – dell’attività delle istituzioni formative.

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