N. 888 - Politica monetaria in un modello con aspettative eterogenee, non correttamente specificate e che cambiano di continuo

Un’ampia letteratura mostra che quando gli agenti economici hanno razionalità limitata e usano modelli econometrici per predire il valore futuro delle variabili di interesse (adaptive learning), la banca centrale dovrebbe adottare strategie di contrasto all’inflazione più aggressive di quelle ottime nel caso di aspettative razionali. Questo risultato viene ottenuto da modelli lineari di piccole dimensioni, dove le aspettative sono omogenee, l’incertezza sui criteri usati per le previsioni è pressoché nulla e la convergenza asintotica all’equilibrio con aspettative razionali è garantita. Nei modelli non lineari e di grande dimensione queste condizioni non si verificano: prevalgono aspettative eterogenee e l’economia converge a un equilibrio che dipende dalla forma delle equazioni che determinano le aspettative, che possono essere influenzate dalle strategie di comunicazione dell’autorità monetaria.

Nel lavoro si analizza il legame tra scelte di politica monetaria e formazione delle aspettative usando una versione in forma ridotta del modello trimestrale della Banca d’Italia. Si ipotizza che coesistano inizialmente diversi modelli di previsione, ciascuno adottato da una quota della popolazione, che può in ogni momento modificare la propria scelta. Se gli agenti adottano un criterio di selezione basato sull’errore storico di previsione, la quota di coloro che si affidano a modelli che garantiscono in media migliori prestazioni aumenterà progressivamente.

Per le strategie di comunicazione dell’autorità monetaria si considerano tre regimi diversi: trasparenza nulla (la banca centrale non fornisce informazioni), parziale (rende noto in anticipo il tasso di interesse di policy), completa (comunica anche i parametri della regola monetaria e la stima dei tassi naturali di interesse e di disoccupazione). I principali risultati sono i seguenti:

- L’eterogeneità delle aspettative è una caratteristica intrinseca dell’economia: anche modelli con modesta capacità previsiva e che trascurano variabili di stato rilevanti, continuano a essere utilizzati al crescere della dimensione del campione. Solo modelli molto inefficienti vengono progressivamente abbandonati.

- Diversamente da quanto riscontrato in letteratura, non è conveniente per la banca centrale adottare strategie di contrasto all’inflazione molto aggressive: una reazione troppo forte a shock inflazionistici aumenta la volatilità dei prezzi e dell’attività economica, destabilizzando, anziché ancorare, le aspettative di inflazione.

- Il grado di trasparenza della banca centrale ha un impatto modesto sul benessere degli agenti. Inoltre, in regime di trasparenza parziale la struttura a termine dei tassi di interesse risulta un po’ meno volatile, l’ampiezza delle fluttuazioni cicliche più bassa e i prezzi più stabili; in regime di trasparenza completa, invece, l’utilità sociale è la stessa che si ha quando la trasparenza è nulla.

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