N. 838 - Il risparmio delle famiglie in Cina

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di Riccardo Cristadoro e Daniela Marconi novembre 2011

Il risparmio nazionale in Cina ha quasi raggiunto nel 2008 la metà del PIL, il livello più elevato al mondo. Nel decennio 2001-10 la crescita del risparmio ha superato sistematicamente quella degli investimenti, che a loro volta rappresentano una quota del PIL assai elevata nel confronto internazionale. L’eccesso di risparmio si è tradotto in ampi e sistematici avanzi delle partite correnti della bilancia dei pagamenti, alimentando un esteso dibattito sugli squilibri globali.

Il presente lavoro prende le mosse dalla considerazione che il forte aumento del risparmio nazionale in Cina dipende principalmente dal comportamento delle famiglie, nonostante il crescente apporto alla formazione del risparmio dato dal settore pubblico, accanto a quello ancora rilevante delle imprese.

Uno dei contributi empirici più importanti è quello di Modigliani e Cao (2004), che spiega il risparmio aggregato delle famiglie cinesi nell’ambito del modello del ciclo vitale. Il presente lavoro mostra che le determinanti individuate da Modigliani e Cao non sono sufficienti a dar ragione del comportamento del risparmio, soprattutto negli anni più recenti. In particolare, l’analisi aggregata non sembra in grado di cogliere le importanti differenze che emergono tra province ricche e povere e tra famiglie urbane e rurali.

Utilizzando l’indagine delle famiglie che presenta dati a livello provinciale, permettendo di distinguere tra aree urbane e rurali, si mostra che i fattori demografici, alla base della teoria del ciclo vitale, svolgono nel complesso un ruolo assai marginale nelle scelte di risparmio delle famiglie. Il lavoro evidenza inoltre che le determinanti del risparmio sono difficilmente riportabili a un unico modello valido per l’intera società cinese: mentre nelle aree rurali il saggio di risparmio delle famiglie dipende fondamentalmente dal reddito permanente, il cui aumento, grazie alle rimesse degli immigrati o a migliori prospettive di crescita, determina una riduzione della propensione al risparmio, in quelle urbane i risultati suggerirebbero che i motivi precauzionali e i vincoli di liquidità svolgono un ruolo centrale.

Queste conclusioni confermano l’evidenza aneddotica, che si può ricavare da diverse fonti, circa l’insufficienza della rete di protezione sociale, soprattutto a fronte dei massicci flussi di migrazione interna non ancora regolarizzati a livello legislativo e circa la dipendenza delle campagne dalle rimesse provenienti dalle aree urbane, dove i salari sono oltre tre volte maggiori. Pertanto un ruolo importante nel ridurre il risparmio delle famiglie cinesi può essere svolto da politiche volte ad ampliare e uniformare sul territorio la fornitura di servizi sociali e previdenziali, a regolarizzare i migranti e a riformare il sistema finanziario favorendo l’accesso al credito da parte delle famiglie.

Pubblicato nel 2012 in: Journal of Chinese Economic and Business Studies, v. 10, 3, pp. 275-299

Testo della pubblicazione