N. 777 - Gli errori di misura nei redditi rilevati da indagini campionarie

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di Andrea Neri e Roberta Zizza novembre 2010

Il lavoro si prefigge di correggere gli errori di misura dei redditi rilevati nelle indagini campionarie; nel caso dell’Indagine sui bilanci delle famiglie condotta dalla Banca d’Italia le principali fonti di errore risiedono nelle rilevazioni dei redditi da lavoro autonomo, da capitale finanziario, da seconde case e da attività di lavoro secondarie. Viene quindi proposta una procedura di correzione basata su metodi specifici per ciascuna fonte di reddito e applicata ai dati del 2004.

Per correggere i redditi da lavoro autonomo si stima la relazione fra redditi e valore dell’abitazione di residenza per i soli dipendenti pubblici, che si ritiene dichiarino correttamente il loro reddito; tale relazione viene poi applicata ai lavoratori autonomi, ipotizzando che il valore dell’abitazione sia fedelmente riportato da entrambe le tipologie di lavoratori. Ne consegue una revisione al rialzo del reddito degli autonomi in media del 36 per cento.

L’aggiustamento dei redditi da capitale finanziario adotta la metodologia proposta in D’Aurizio, Faiella, Iezzi e Neri (2006), basata sulle informazioni ottenute da un’indagine su un campione di clienti di un grande gruppo bancario italiano. I relativi redditi risultano in media triplicati per effetto della correzione, che è invece di entità più modesta per gli interessi sulle passività (+9 per cento). Per i redditi da capitale reale si usa la procedura di Cannari e D’Alessio (1990), che si concentra sulla omessa dichiarazione delle seconde case; ne segue una revisione al rialzo dei redditi per affitti effettivi e imputati in media del 23 per cento.

L’integrazione dei redditi derivanti da attività secondarie è effettuata a partire dall’Indagine Istat sulle Condizioni di vita, che incorpora informazioni di natura amministrativa e fiscale. Per effetto della correzione, la quota dei percettori di un reddito da lavoro dipendente o autonomo come fonte addizionale aumenta rispettivamente di 2,6 e 3,9 punti percentuali.

L’insieme delle correzioni effettuate consente di calcolare che nel 2004 i redditi familiari annui siano sottostimati di circa 4 mila euro, pari al 12 per cento del valore dichiarato. Poiché gli errori tendono a concentrarsi fra le famiglie più abbienti, il livello di disuguaglianza che tiene conto delle correzioni risulta significativamente più elevato di quello segnalato dai dati originari: l’indice di Gini relativo al reddito disponibile netto aumenta da 0,385 a 0,427.

I risultati documentano inoltre che il 10 per cento dei rispondenti è responsabile di due terzi dell’ammontare totale delle correzioni. Le risposte che in media necessitano di maggiori correzioni sono fornite da uomini, lavoratori autonomi e individui agiati. Infine, gli errori di risposta sono tanto più frequenti quanto più diverse sono le caratteristiche demografiche dell’intervistatore e dell’intervistato.

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