N. 726 - Immigrazione poco qualificata e l’espansione della scuola privata

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di Davide Dottori e I-Ling Shen ottobre 2009

Il lavoro propone un modello che consente di analizzare gli effetti di immigrazione poco qualificata sul sistema scolastico del paese di destinazione. Il sistema scolastico deriva dall’equilibrio tra le scelte delle famiglie e la politica scolastica del governo, descritta dal livello di tassazione e di spesa, e determinata attraverso il voto dei cittadini. L'immigrazione influenza il sistema scolastico sia attraverso gli effetti sulla base fiscale sia aumentando la congestione nella scuola pubblica.

Le due ipotesi fondamentali del modello sono che (1) il reddito degli immigrati è inferiore a quello dei cittadini del paese, anche a parità di qualifiche; (2) gli immigrati non godono del diritto di voto, in particolare di quello relativo alla tassazione per finanziare il sistema scolastico. I genitori scelgono sia il numero di figli sia se iscriverli alla scuola pubblica o privata sulla base della qualità dell’istruzione ricevuta e dei costi sostenuti. Si ipotizza che la qualità dell’istruzione dipenda direttamente dalla spesa pro-capite, ovvero dal rapporto tra risorse raccolte attraverso la tassazione e numero di alunni nella scuola pubblica. Un genitore che scelga la scuola privata voterà per una tassazione minore in quanto non gode dei benefici della scuola pubblica. Se un numero sufficiente di genitori sceglie la scuola privata, le risorse per la scuola pubblica diminuiranno poiché crescerà la quota dell’elettorato che non vi vuole allocare risorse.

In questo contesto, un maggior numero di immigrati riduce la qualità media della scuola pubblica aumentando il numero di studenti iscritti i cui genitori contribuiscono meno al finanziamento. Inoltre, non avendo diritto di voto, non sono in grado di influenzare la maggioranza verso un aumento delle aliquote. A fronte della minore spesa media, aumentano gli incentivi dei cittadini più ricchi a scegliere la scuola privata e a votare per aliquote minori. Se la distribuzione del reddito tra i cittadini, cui concorrono anche i più ampi differenziali salariali connessi con l’aumento di manodopera straniera meno qualificata, diviene sufficientemente ineguale la spesa per alunno nella scuola pubblica si riduce ulteriormente, amplificando il calo iniziale della qualità.

Queste implicazioni sono coerenti con l’evidenza disponibile per i paesi dell’OCSE con maggiore partecipazione privata al finanziamento scolastico e in particolare per gli Stati Uniti, dove si è osservato che un aumento del numero di stranieri nella scuola pubblica determina uno spostamento dei cittadini americani verso quella privata.

Il modello chiarisce le ipotesi necessarie affinché emerga un equilibrio di segregazione e suggerisce che politiche che favoriscano la partecipazione dei genitori stranieri alla gestione scolastica, che riducano il divario di reddito tra persone con diverse qualifiche e che aumentino l’efficienza del sistema scolastico possono compensare gli effetti negativi delle differenze tra gli incentivi degli individui coinvolti.

Pubblicato nel 2013 in: Journal of Economic Theory, v. 148, 5, pp. 2124-2149

Testo della pubblicazione