N. 649 - La redditività delle banche e la tassazione

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di Ugo Albertazzi e Leonardo Gambacorta novembre 2007

Gli effetti della tassazione sul comportamento delle banche non hanno ricevuto molta attenzione nella letteratura economica. Il lavoro si propone di valutare se e in che modo le imposte sugli utili societari, combinandosi con i vincoli posti dalla regolamentazione, influenzano le principali componenti del conto economico delle banche. A tal fine, si utilizzano i dati armonizzati di fonte OCSE per i sistemi bancari dei principali paesi industrializzati.

Un aspetto innovativo del lavoro consiste nell’evidenziare, sia con l’ausilio di un modello teorico sia dal punto di vista empirico, i due diversi canali attraverso i quali la tassazione influenza la redditività delle banche. Da un lato, un incremento delle imposte sui redditi societari fa salire il rendimento lordo che le banche esigono dal proprio capitale e induce potenzialmente, a fronte dei vincoli patrimoniali richiesti per l’offerta di credito, un incremento dei tassi di interesse sui prestiti e un calo di quelli sui depositi (cost of equity effect). Dall’altro, un aumento delle imposte sui redditi societari determina una riduzione della domanda di credito e di altri servizi bancari da parte delle società non finanziarie, sulle quali grava la maggiore imposizione fiscale, inducendo per questo canale un calo dei tassi di interesse sui prestiti (market effect). Obiettivo del paper è quello di verificare in che misura l’aumento delle imposte viene traslato, rispettivamente, sulle banche, sulle imprese che prendono prestiti dalle banche e su coloro che depositano fondi presso le banche.

I principali risultati dell’analisi empirica sono i seguenti. In primo luogo, l’impatto di un incremento della tassazione sul margine d’interesse (ovvero la differenza tra gli interessi attivi e quelli passivi) non è univoco: esso è positivo per bassi valori delle aliquote fiscali (allorquando il cost of equity effect prevale sul market effect),ma si riduce progressivamente all’aumentare dell’aliquota, fino a diventare negativo oltre una certa soglia. Per quanto riguarda invece i servizi bancari non da intermediazione, data l’assenza di vincoli patrimoniali specifici e dunque la minore rilevanza del cost of equity effect, l’impatto di un incremento delle imposte sui corrispondenti ricavi è sempre negativo.

In secondo luogo, un aumento di un punto percentuale dell’aliquota sugli utili societari determina un incremento dello spread tra il tasso di interesse sui prestiti e quello sui depositi, pari a 7 punti base. La traslazione avviene prevalentemente attraverso un aumento dei tassi sui prestiti (il mark-up, dato dal differenziale tra il tasso sui prestiti e quello del mercato monetario, aumenta di 6 punti base), suggerendo che la tassazione sul reddito delle banche operi come una tassa sui prestiti con effetti trascurabili sull’offerta di depositi. Nel complesso, le banche mostrano un’elevata capacità di compensare variazioni dell’imposizione sugli utili societari, ottenendo una sostanziale stabilità dei profitti netti a fronte di variazioni del livello di tassazione; eventuali incrementi delle aliquote sono traslati soprattutto sulle società non finanziarie che prendono prestiti dalle banche.

Pubblicato nel 2010 in: Journal of Banking and Finance, v. 34, 11, pp. 2801-2810

Testo della pubblicazione