N. 647 - La politica monetaria ottimale in presenza di inflazione positiva di lungo periodo

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di Guido Ascari e Tiziano Ropele novembre 2007

Il saggio muove da due osservazioni. In primo luogo, il concetto di stabilità dei prezzi per numerose banche centrali non coincide con un tasso di inflazione nullo. In secondo luogo, in molti paesi industrializzati il tasso di inflazione medio registrato negli ultimi decenni è stato positivo.

Nonostante ciò, la recente letteratura macroeconomica neo-keynesiana si è sviluppata su un paradigma che assume un tasso di inflazione pari a zero nel lungo periodo. I modelli neo-keynesiani non consentono pertanto di analizzare le conseguenze derivanti dall’adozione di un obiettivo di inflazione positivo.

Questo lavoro propone una generalizzazione della recente letteratura della politica monetaria ottimale al caso di un’economia caratterizzata da un tasso di inflazione di lungo periodo (coincidente con l’obiettivo della banca centrale) positivo. A tale proposito, viene sviluppato un modello di equilibrio economico generale che permette una trattazione analitica delle principali problematiche, direttamente paragonabile a un modello con un obiettivo di inflazione pari a zero.

I risultati mostrano come la politica monetaria ottimale sia fortemente condizionata dal livello del tasso di inflazione di lungo periodo. In particolare, all’aumentare dell’obiettivo di inflazione l’autorità monetaria diviene sempre meno efficace nell’attuare la propria politica, dal momento che, all’aumentare dell’inflazione, la curva di Phillips di breve periodo si appiattisce progressivamente, per cui il tasso di inflazione diventa sempre meno sensibile al livello dell’attività economica.

Nel caso in cui la banca centrale non possa vincolarsi in modo credibile al perseguimento della politica monetaria ottima (discretion), quest’ultima può risultare indeterminata. La frontiera efficiente, che include le varie possibili combinazioni di equilibrio in termini di volatilità dell’inflazione e del prodotto, peggiora sostanzialmente all’aumentare del tasso di inflazione di lungo periodo. Nel caso in cui la banca centrale possa vincolarsi in modo credibile al perseguimento della politica monetaria ottima (commitment), il grado di inerzia del tasso di interesse nominale e i livelli ottenibili di benessere sociale (associati alle varie combinazioni di inflazione e prodotto) risultano notevolmente influenzati dal tasso di inflazione di lungo periodo.

Un obiettivo del 2 per cento comporta una perdita sostanziale del benessere sociale raggiungibile, rispetto al caso di una politica che persegue un obiettivo di inflazione paria zero (si tratta naturalmente di un risultato basato sulle misure di benessere sociale proprie della classe di modelli considerata; un obiettivo di inflazione superiore a zero è tipicamente ritenuto preferibile per vari altri motivi evidenziati in letteratura, tra cui ad esempio il minore rischio di incorrere in una deflazione).

Pubblicato nel 2007 in: Journal of Monetary Economics, v. 54, 8, pp. 2568-2583

Testo della pubblicazione