N. 607 - Quali sono gli effetti degli shock tecnologici? Un'analisi con modelli VAR identificati con restrizionisul segno delle risposte a impulso

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di Luca Dedola e Stefano Neri dicembre 2006

A partire dal contributo di Kydland e Prescott dei primi anni ottanta, la moderna teoria macroeconomica ha identificato negli shock alla produttività un fattore fondamentale alla base delle fluttuazioni economiche.

Recenti analisi empiriche, tuttavia, hanno messo in discussione la rilevanza di tali shock, mostrando come le implicazioni della classe di modelli della cosiddetta “Teoria del ciclo reale”, originata dal contributo di Kydland e Prescott, siano in contrasto con la dinamica dei dati. Il principale elemento di contrasto tra la teoria del ciclo reale e l’evidenza empirica riguarda il comportamento del fattore produttivo lavoro in risposta a uno shock che migliora in maniera permanente le tecnologie di produzione. Mentre la ricerca empirica evidenzia un effetto negativo del miglioramento tecnologico sulla quantità di fattore lavoro utilizzato nell’economia, la teoria del ciclo reale prevede, al contrario, un effetto positivo.

La questione è importante per la comprensione che i macroeconomisti hanno del ciclo economico. In particolare, i modelli della teoria del ciclo reale assumono tipicamente prezzi flessibili e un’economia senza rigidità. L’evidenza empirica prima menzionata è stata interpretata come un riscontro a favore della classe alternativa di modelli cosiddetti neokeynesiani, basati su rigidità di vario tipo (ad esempio prezzi di beni e dei fattori non perfettamente flessibili).

Il presente lavoro, utilizzando modelli vettoriali autoregressivi, suggerisce che l’evidenza empirica citata non sia in contrasto con la teoria del ciclo reale. Un punto di forza dell’analisi è che i risultati non dipendono dalle ipotesi sulle proprietà statistiche dei dati, un elemento cruciale in questo tipo di studi.

I modelli sono stimati utilizzando dati dell’economia statunitense. Gli shock alla tecnologia sono identificati mediante restrizioni sul segno delle risposte a impulso delle variabili. Uno shock positivo determina un aumento della produttività del lavoro, dei consumi, degli investimenti e dei salari reali. Non si evidenziano effetti significativi sul tasso di interesse a breve termine e sull’inflazione, mentre la quantità utilizzata del fattore lavoro aumenta. Nel complesso, il comportamento delle principali variabili macroeconomiche non appare dunque in contrasto con le implicazioni della teoria del ciclo reale.

Pubblicato nel 2006 in: Journal of Monetary Economics, v. 54, 2, pp. 512 - 549

Testo della pubblicazione