N. 606 - La trasmissione degli shock di politica monetaria dagli Stati Uniti all'area dell'euro

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di Stefano Neri e Andrea Nobili dicembre 2006

Negli ultimi decenni l’economia mondiale è stata caratterizzata dal progressivo aumento sia degli scambi commerciali sia del grado di integrazione tra i mercati finanziari. Alla luce di tali sviluppi, sono divenuti sempre più rilevanti gli effetti delle scelte di politica economica di un paese sulle economie degli altri paesi, e la valutazione di tali effetti ha acquisito crescente importanza nel dibattito di policy. La questione è rilevante anche per la letteratura macroeconomica. I recenti progressi dell’economia internazionale hanno riguardato lo studio delle interazioni tra economie di grandi dimensioni, con particolare attenzione alla dinamica dei tassi di cambio e alla trasmissione internazionale degli impulsi di politica monetaria.

Questo lavoro analizza gli effetti di variazioni non previste dei tassi di politica monetaria negli Stati Uniti sull’economia dell’area dell’euro. A tal fine è stato specificato un modello autoregressivo vettoriale che include le principali variabili macroeconomiche delle due aree (prodotto interno lordo, inflazione, moneta e tassi d’interesse a breve termine) e altri indicatori internazionali volti a rappresentare le interdipendenze tra le stesse, tra cui i prezzi delle materie prime, il tasso di cambio bilaterale e il saldo della bilancia commerciale.

L’analisi riguarda il periodo dal 1982 al 2005; le variabili per l’area dell’euro sono ottenute aggregando le corrispondenti variabili dei paesi che ne fanno attualmente parte. Va tenuto presente che prima del 1999 non vi era una politica monetaria unica nell’area; i risultati dell’analisi devono quindi essere valutati con cautela e non sono necessariamente applicabili all’attuale contesto. Essi consentono, tuttavia, di fornire una valutazione qualitativa dei meccanismi attraverso i quali gli shocks esterni si trasmettono all’economia dell’area.

I principali risultati sono i seguenti. Un inasprimento inatteso della politica monetaria negli Stati Uniti, corrispondente a un aumento del tasso sui Federal funds e a un aumento del relativo differenziale di interesse con l’area, determina un deprezzamento immediato del cambio dell’area. Tuttavia, dopo due trimestri, il cambio torna ad apprezzarsi per effetto dell’aumento del tasso a breve termine dell’area, connesso alle pressioni inflazionistiche derivanti dall’iniziale deprezzamento del cambio e dall’aumento della domanda aggregata.

L’effetto della restrizione monetaria negli Stati Uniti sul prodotto dell’area è positivo nel primo anno, negativo nel medio periodo. Il contributo dell’interscambio commerciale alle fluttuazioni del prodotto nell’area risulta contenuto. Questa evidenza sembrerebbe indicare che il canale di trasmissione internazionale maggiormente rilevante opera attraverso gli effetti delle modifiche del tasso d’interesse reale (che cala inizialmente, a causa del lieve aumento dell’inflazione, per poi risalire, sospinto dall’aumento dei tassi nominali) sulla domanda interna dell’area. L’impatto delle variazioni del cambio sui prezzi al consumo dell’area (coefficiente di pass-through) risulta modesto nel medio periodo.

Pubblicato nel 2010 in: International Finance, v. 13, 1, pp. 55-78