N. 565 - La ricchezza finanziaria nei conti finanziari e nell'indagine sui bilanci delle famiglie italiane

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di Riccardo Bonci, Grazia Marchese e Andrea Neri novembre 2005

Le principali fonti per la stima della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane sono costituite dai Conti finanziari (CF) e dall’Indagine campionaria sui bilanci delle famiglie (IBF), entrambi prodotti dalla Banca d'Italia.

I Conti finanziari, pubblicati con cadenza trimestrale, forniscono l’ammontare di ciascuno strumento finanziario detenuto dal settore delle famiglie nel suo complesso. L’IBF fornisce informazioni di tipo microeconomico e permette analisi più articolate, come lo studio della distribuzione della ricchezza finanziaria o delle relazioni tra la composizione del portafoglio finanziario e le caratteristiche socio- demografiche dei nuclei familiari.

Al momento le due fonti producono informazioni indipendenti e non immediatamente raffrontabili. Nella maggior parte dei casi, le consistenze delle diverse poste dell’attivo e del passivo pubblicate nei CF presentano valori più elevati di quelli risultanti dall’IBF. Nel 2002, ad esempio, il totale delle attività finanziarie delle famiglie stimato sulla base dell’indagine rappresenta meno di un terzo del valore che risulta dai CF.

Il presente lavoro realizza un confronto sistematico tra le due fonti, al fine di individuare le cause di tali discrepanze e quantificarne l’importanza relativa.

Come primo passo le due fonti vengono riconciliate, rendendo omogenei la definizione del settore delle famiglie, le tipologie di attività finanziarie considerate e il modo in cui queste sono valutate. Ad esempio, le consistenze delle diverse attività e passività dei CF vengono depurate della componente detenuta dalle Istituzioni sociali private, che non sono rilevate dall’IBF; analogamente, le consistenze dei titoli diversi dalle azioni vengono espresse al valore nominale, anziché a quello di mercato, per uniformarle alle modalità di rilevazione dell’IBF. La riconciliazione accresce il rapporto tra le stime campionarie e quelle dei CF (rapporto di copertura) fino a un massimo di 9 punti percentuali per il totale delle attività e di 4 punti per il totale delle passività negli anni considerati (compresi tra il 1995 e il 2002). Il rapporto rimane tuttavia contenuto e non supera il 36 per cento per le attività e il 50 per cento per le passività.

Le ampie discordanze che permangono appaiono principalmente riconducibili agli errori da cui sono affette le stime effettuate sulla base dell’IBF, per il fatto che una parte dei nuclei familiari selezionati per la rilevazione si sottrae alle domande del questionario (mancata partecipazione) o è reticente nel dichiarare l’ammontare delle attività finanziarie effettivamente possedute (under-reporting).

La stima quantitativa dell’importanza di tali errori è necessariamente condizionata dalle informazioni disponibili: nel caso della mancata partecipazione, in particolare, non essendo note le caratteristiche dei soggetti sfuggiti alla rilevazione, ci si basa sull’assunto, non verificabile, che la ricchezza di coloro che non hanno risposto all’indagine sia simile a quella dei rispondenti che sono stati più difficili da contattare.

Correggendo i risultati dell’indagine in modo da integrare la perdita di informazione dovuta alle mancate risposte, si consegue un guadagno nel rapporto di copertura con i dati CF di entità simile a quello ottenuto con la riconciliazione delle definizioni. Applicando anche la correzione necessaria per sanare le distorsioni dovute alla reticenza, il grado di accostamento cresce notevolmente: nel caso dei depositi e dei titoli di Stato, il rapporto di copertura si discosta dall’unità per importi che rientrano nell’intervallo di confidenza delle stime campionarie; i risultati sono meno favorevoli per le attività finanziarie meno diffuse, ossia le azioni e partecipazioni, le obbligazioni e le quote di fondi comuni.

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