N. 536 - Un'analisi empirica della relazione tra diseguaglianza e crescita

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di Patrizio Pagano dicembre 2004

La relazione tra diseguaglianza e crescita economica è tra le più analizzate nella letteratura, ma la teoria non è giunta a un punto fermo riguardo al segno di tale relazione. Sono stati proposti argomenti in favore sia di una relazione positiva sia di una negativa. In un’ottica in cui la diseguaglianza “causa” la crescita si sostiene, per esempio, che la prima favorisce la seconda in quanto fornisce maggiori incentivi all’accumulazione di capitale fisico e umano. Taluni obiettano d’altro canto che, in presenza di mercati dei capitali imperfetti, una maggiore diseguaglianza tende a ridurre le opportunità di investimento e a generare instabilità sociale con effetti negativi sulla crescita. Anche qualora si assuma che il nesso causale vada dalla crescita economica alla diseguaglianza il segno della relazione non può essere determinato con certezza, in quanto esso dipende da una serie di fattori (per esempio, dalla natura del progresso tecnologico).

In assenza di chiare indicazioni da parte della teoria, è particolarmente rilevante stabilire empiricamente il segno e la direzione della relazione tra crescita e distribuzione. Il lavoro affronta questo tema utilizzando il concetto statistico di causalità alla Granger; si differenzia dalla letteratura empirica esistente per la particolare attenzione rivolta al problema dell’errore di misurazione, soprattutto nella diseguaglianza, e a quello delle variabili omesse, un problema tipico dell’analisi empirica sulla crescita economica.

Nell’insieme delle economie oggetto dell’indagine, che include sia paesi avanzati sia paesi in via di sviluppo, i risultati mostrano che un aumento della diseguaglianza è correlato negativamente con la crescita del PIL pro capite nel periodo successivo, mentre un aumento della crescita del PIL pro capite è correlato positivamente con l’indice di diseguaglianza nel periodo successivo. Tali risultati sono robusti a una serie di analisi di sensitività e all’introduzione di variabili di controllo.

Introducendo la possibilità di effetti differenziati nel sottoinsieme dei paesi OCSE rispetto alle altre economie del campione emergono differenze significative. In particolare nei paesi OCSE un aumento della diseguaglianza è associato con una maggiore crescita del PIL pro capite, mentre la crescita non ha effetti significativi sulla diseguaglianza. Nei paesi non-OCSE prevalgono, invece, risultati diversi: un aumento della diseguaglianza è associato con una minore crescita; a un aumento della crescita corrisponde una riduzione della diseguaglianza. Questi ultimi risultati sono coerenti con la prescrizione che politiche economiche appropriate sono necessarie per in durre, nei paesi poveri, un circolo virtuoso. Per esempio, politiche redistributive atte a ridurre i vincoli di liquidità possono favorire una diminuzione della diseguaglianza e un aumento della crescita; quest’ultima, a sua volta, porterebbe a un’ulteriore riduzione della diseuaglianza innescando un processo positivo che si autoalimenta.

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