N. 534 - Distorsione da aggregazione nei modelli macroeconomici: quanto contano per l'area dell'euro?

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di Libero Monteforte dicembre 2004

Per rappresentare il funzionamento di un’area costituita da più economie sono disponibili due opzioni alternative: qualora si ritenga che le diverse economie dell’area presentino un elevato grado di eterogeneità, è opportuno costruire un modello per ciascuna di esse, avendo poi cura di integrare in maniera appropriata i modelli disaggregati; oppure, qualora l’area sia sufficientemente omogenea al proprio interno, si può rappresentarla mediante un unico modello aggregato.

La seconda alternativa, qualora venisse adottata impropriamente in presenza di significative differenze tra economie, tende a produrre stime econometriche distorte. Per contro, la dimensione e il grado di complessità dei modelli disaggregati sono necessariamente più elevati, cosicché risulta maggiore la probabilità di commettere errori di specificazione. Pertanto, il livello di aggregazione ottimale può essere determinato soltanto caso per caso, sulla base delle proprietà statistiche dei modelli posti a confronto.

La modellizzazione econometrica dell’area dell’euro costituisce oggi un campo di indagine per il quale la determinazione del corretto grado di aggregazione è un problema particolarmente rilevante. Vi sono, ad esempio, implicazioni anche per la scelta degli strumenti da utilizzare a supporto delle decisioni di policy.

Il lavoro analizza il problema della scelta tra modelli macroeconometrici aggregati ovvero disaggregati per l’area dell’euro impiegando metodologie consolidate nonché strumenti di nuovo sviluppo, proposti nel lavoro stesso.

Si mostra in primo luogo come l’errore di aggregazione possa essere rappresentato mediante una scomposizione delle variabili esplicative di una relazione econometrica in un insieme di componenti non osservabili. Tale rappresentazione appare particolarmente utile per esplorare questioni di aggregabilità nel caso di un piccolo numero di unità elementari.

Vengono successivamente costruiti due semplici modelli macroeconometrici, che condividono la medesima impostazione, ma si differenziano in quanto uno rappresenta l’area come un’unica economia omogenea, mentre l’altro è costituito da un modello diverso per ciascuna delle tre principali economie dell’area, con una serie di relazioni aggiuntive miranti a cogliere l’interscambio commerciale all’interno dell’area. I due modelli vengono quindi posti a confronto considerando una molteplicità di criteri, basati sia sulla capacità di accostamento ai dati sia sulle prestazioni previsive. Tutti i confronti segnalano che la rappresentazione disaggregata delle economie dell’area è preferibile a quella aggregata. Anche le nuove tecniche statistiche proposte nel lavoro, basate sulla scomposizione dell’errore di previsione di cui si è detto, giungono alla medesima conclusione. La natura dell’errore di aggregazione, individuato dall’analisi statistica, porta a concludere che esso non può essere attribuito alle scelte operate nel costruire i modelli impiegati nel lavoro.

Nel complesso, l’analisi segnala che la scelta di modellare l’area dell’euro a livello aggregato può notevolmente ridurre l’affidabilità dei modelli e le loro capacità previsive.

Pubblicato nel 2007 in: Economic Modelling, 24, pp. 236-261