N. 532 - L’introduzione dell’euro e la divergenza tra inflazione rilevata e percepita

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di Paolo Del Giovane e Roberto Sabbatini dicembre 2004

Dall’inizio del 2002 nell’area dell’euro, e in Italia in particolare, i consumatori hanno percepito un incremento dei prezzi nettamente superiore a quello registrato dalle statistiche ufficiali. I forti aumenti percepiti sono stati posti in relazione con l’introduzione dell’euro; la credibilità delle misurazioni ufficiali è stata insistentemente messa in dubbio.
Rispetto a un dibattito spesso caratterizzato da una conoscenza approssimativa delle variabili in discussione, questo lavoro definisce in primo luogo l’oggetto di indagine e mira poi a capire, con riferimento all’Italia, se le osservazioni che scaturiscono dall’esperienza personale siano davvero inconciliabili con quanto desumibile dalle statistiche ufficiali.
La prima parte dello studio discute alcuni aspetti delle metodologie e delle procedure di rilevazione seguite dall’Istat nel calcolo dell’indice dei prezzi, concludendo che, nonostante la presenza di alcuni elementi di incertezza, non vi sono evidenze che suggeriscano una sistematica sottostima dell’inflazione. Peraltro, contrariamente a quanto spesso sostenuto nella discussione pubblica, le statistiche dell’Istat colgono i rincari eccezionali di specifici prodotti, anche se ciò non è rilevabile pienamente dai dati diffusi pubblicamente, relativi alla media delle singole quotazioni. Inoltre, il trattamento di alcune voci specifiche (quali la frutta e gli ortaggi freschi o le assicurazioni sugli autoveicoli) può determinare uno scostamento tra l’andamento misurato dei loro prezzi e quello percepito, ma non tale da giustificare la generalità del fenomeno e la sua intensità.
Altri fattori hanno concorso a determinare il divario, riconducibili sia al modo in cui si formano le percezioni individuali di inflazione, sia all’effettivo andamento dei singoli prezzi in concomitanza del changeover e nel periodo successivo.
In primo luogo, i beni e servizi che fanno parte del paniere Istat sono acquistati dal singolo consumatore con frequenze molto diversificate, da giornaliera a pluriennale. Nel periodo successivo al changeover i prodotti consumati più spesso hanno subito rincari maggiori di quelli acquistati più di rado. Nel caso in cui le percezioni di inflazione siano influenzate maggiormente dall’andamento dei primi, ipotesi particolarmente plausibile nel periodo di apprendimento di un gran numero di nuovi prezzi in euro, tali andamenti sono coerenti con la percezione di un aumento dei prezzi superiore a quello indicato dalle statistiche ufficiali.
In secondo luogo, in concomitanza con il changeover si osserva un forte incremento della quota di prezzi variati, sia al rialzo sia in diminuzione; nel settore dei servizi, inoltre, si registra una percentuale superiore rispetto al passato di aumenti molto elevati. Nell’ipotesi che le percezioni individuali siano maggiormente influenzate dal rincaro di un bene piuttosto che da una diminuzione equivalente – o riflettano in maniera eccessiva le variazioni estreme – tali andamenti sono coerenti con un incremento di tali percezioni superiore a quello dell’inflazione misurata.
In terzo luogo, l’inflazione subita dai singoli consumatori riflette l’andamento dei prezzi dei beni e servizi che compongono il paniere personale di spesa. Nella misura in cui questo differisce da quello medio dell’intera popolazione, l’inflazione individuale può divergere da quella calcolata per l’insieme del Paese. Ciò sembrerebbe poter spiegare perché la percezione di inflazione è più elevata per i consumatori appartenenti a certe classi, in particolare quelle meno abbienti. Dalle stime dell’inflazione subita dalle famiglie a seconda della classe di spesa, tuttavia, non risultano differenze di rilievo per il biennio 2002-03.
Quest’ultimo risultato, d’altra parte, non implica necessariamente che la sensazione di un impoverimento da parte di alcune categorie di consumatori sia infondata. Essa può dipendere non soltanto da una valutazione basata sull’inflazione da esse subita, ma anche da altri elementi che condizionano la situazione economica individuale. Possono aver avuto un ruolo rilevante, in particolare, la forte dinamica dei prezzi di voci non comprese nel paniere su cui si basa l’indice dei prezzi (le abitazioni) e quella molto modesta dei redditi, in particolare per alcune classi di lavoratori.
Infine, i mezzi di informazione hanno dedicato un’attenzione eccezionale all’andamento dei prezzi e al contrasto tra le percezioni dei consumatori e le statistiche ufficiali, pur in presenza di una sostanziale stabilità dell’inflazione misurata; bruschi aumenti delle percezioni hanno coinciso con picchi senza precedenti nella numerosità degli articoli in cui compaiono parole chiave strettamente connesse con questo dibattito. Ciò suggerisce che il legame di reciproca influenza tra le percezioni di inflazione e la copertura mediatica del fenomeno può aver avuto un ruolo rilevante.

Pubblicato nel 2005 in: P. Del Giovane, F. Lippi e R. Sabbatini (a cura di), L'euro e l'inflazione: percezioni, fatti e analisi, Bologna, Il Mulino

Testo della pubblicazione