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HomePubblicazioniQuaderni di ricerca giuridican. 50 - Tassazione del risparmio gestito e integrazione finanziaria europea

n. 50 - Tassazione del risparmio gestito e integrazione finanziaria europea

A. Magliocco, D. Pitaro, G. Ricotti, A. Sanelli, settembre 1999


Il lavoro esamina in un’ottica comparata la riforma fiscale intervenuta in Italia dal 1° luglio 1998 nel comparto del risparmio gestito. Dopo una ricognizione delle linee guida della riforma, si illustrano i canoni fondamentali di tassazione adottati in Francia, Lussemburgo, Germania e Regno Unito, paesi europei particolarmente significativi nell’offerta e nella domanda dei prodotti del risparmio gestito. Si analizzano i fattori di vantaggio e di criticità delle regole impositive sui prodotti del risparmio gestito in Italia nel confronto con gli altri mercati europei, affrontando un duplice interrogativo: se il sistema sia in grado di “radicare” il risparmio endogeno nel nostro paese; se sia idoneo ad attrarre in Italia il risparmio “esogeno”, gli investimenti finanziari dei non residenti. Il sistema di tassazione è considerato anche nel quadro della “Direttiva” Monti sugli interessi dei non residenti; le previsioni della direttiva che includono solo i fondi obbligazionari nel campo di applicazione della disciplina comunitaria possono essere fonte di rilevanti distorsioni nel comparto.
Dall’analisi emerge che nel lungo periodo il sistema d’imposizione dei fondi, basato sul risultato maturato e applicato unicamente in Italia, può sfavorire il “radicamento” nel paese del risparmio nazionale: la non tassazione dei fondi esteri o delle plusvalenze da essi conseguite, infatti, amplifica il tax deferral e si riflette sui rendimenti degli stessi. Sono evidenti i vantaggi derivanti dalle diversità nell’imposizione societaria degli intermediari, che incidono sulla delocalizzazione strutturale dell’offerta; nel medio periodo il risparmio italiano può essere attratto dai maggiori rendimenti che in altri ordinamenti gli operatori sono in grado di offrire ai non residenti, anche attraverso una traslazione dei risparmi di imposta sui prezzi dei servizi. Una razionalizzazione dell’impianto fiscale italiano può derivare dal passaggio all’aliquota unica e dal riordino del trattamento fiscale dei fondi immobiliari.



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