Lavori teorici recenti sostengono che un'elevata incertezza circa le prospettive economiche di un'impresa puo' spiegare il ritardo con cui il prezzo del relativo titolo azionario muta in reazione alle notizie economiche. Utilizzando due diversi tipi di notizie (le revisioni delle previsioni degli utili trimestrali elaborate dagli analisti e gli errori di previsione degli utili), il lavoro trova parziale conferma di questa ipotesi. I prezzi dei titoli di imprese caratterizzate da prospettive particolarmente incerte presentano infatti un ampio aggiustamento ritardato alle notizie (un fenomeno noto come price continuation). Tuttavia, cio' non implica necessariamente una ridotta velocita' di aggiustamento. Infatti per questi titoli anche la reazione immediata del prezzo alle notizie risulta ampia. L'ampiezza della reazione ritardata dipende infatti sia dalla velocita' di aggiustamento, sia dalla "dimensione" della notizia. Il lavoro considera pertanto sia la reazione ritardata del prezzo sia quella immediata, e propone misure di velocita' di aggiustamento che non dipendono dalla "dimensione" della notizia. Tali misure vengono poi calcolate per portafogli di azioni caratterizzati da diverso grado di incertezza, in reazione a notizie positive e negative. Il confronto tra i diversi portafogli suggerisce che: (i) i prezzi delle azioni caratterizzate da elevata incertezza tendono a reagire alle cattive notizie più lentamente di quelli dei titoli a bassa incertezza; (ii) il risultato opposto emerge nel caso di buone notizie; (iii) i prezzi delle azioni caratterizzate da elevata incertezza tendono ad aggiustarsi alle cattive notizie più lentamente che alle buone. Le precedenti indagini empiriche si sono concentrate sul fenomeno della price continuation, trascurando la "dimensione" della notizia e raggiungendo pertanto conclusioni erronee. Il lavoro discute come questi nuovi risultati empirici si inquadrino nel contesto della letteratura teorica sull'argomento.