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n. 44 - L'economia della Sardegna

Aggiornamento congiunturale, novembre 2012

Sommario

Nella prima parte del 2012 si è accentuata la fase ciclica recessiva avviatasi nel secondo semestre dell'anno precedente: vi hanno contribuito l'ulteriore indebolimento della domanda interna e la ridotta attività di investimento delle imprese, connessa con la crescente incertezza e con il peggiorare delle loro condizioni finanziarie. Secondo il sondaggio congiunturale realizzato tra settembre e ottobre dalla Banca d'Italia, i ritmi produttivi nell'industria sono andati riducendosi, soprattutto per le imprese di piccole e medie dimensioni. Le esportazioni sono tornate a crescere, sospinte dagli scambi nel settore petrolifero; al netto di questo si è registrata una leggera flessione. Sui risultati del comparto delle costruzioni ha inciso l'ulteriore calo della propensione di famiglie e imprese alla realizzazione di investimenti immobiliari. Anche nei servizi l'attività delle imprese si è affievolita, risentendo dell'arretramento della domanda per consumi e per turismo delle famiglie.

Il peggioramento della congiuntura ha influito parzialmente sulle condizioni del mercato del lavoro. Alla maggiore offerta di lavoro, che si è solo marginalmente tradotta in un incremento dell'occupazione, si è associata una forte crescita del numero delle persone in cerca di un impiego: il tasso di disoccupazione è nettamente aumentato. Le imprese regionali hanno continuato a fare robusto ricorso alle misure di sostegno previste dalla Cassa integrazione guadagni.

La debole domanda di finanziamenti e, in misura più contenuta, le tensioni residue dal lato dell'offerta hanno condizionato la dinamica del credito: i prestiti bancari al settore privato si sono ridotti, più marcatamente che nel resto del paese. Il credito alle imprese è risultato in brusca flessione, mentre quello alle famiglie ha ristagnato. Il tasso di decadimento è rimasto sostanzialmente costante; si è riscontrato un aumento del complesso degli incagli e dei prestiti ristrutturati, principalmente tra le imprese. La raccolta bancaria è tornata a crescere, contestualmente all'espansione dei depositi: al calo dei conti correnti si è contrapposto il deciso incremento delle componenti a durata prestabilita, sulle quali le banche hanno offerto remunerazioni più elevate.



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