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n. 17 - L'economia della Puglia

Rapporto annuale, giugno 2011

Sommario

Nel 2010 l'attività economica internazionale è tornata a una crescita robusta, intorno al 5 per cento, più rapida nei paesi emergenti. In Italia il prodotto è cresciuto meno che nel resto del mondo e dell'area dell'euro. Sulla base delle stime preliminari della Svimez il prodotto interno regionale ha ristagnato, come nel resto del Mezzogiorno. Si sono avuti alcuni segnali di miglioramento, ma il recupero dei livelli pre-crisi appare lontano, soprattutto sul fronte occupazionale, e condizionato da diffusi elementi di incertezza.
Le attività produttive e il mercato del lavoro. - Nel 2010 si è registrata una ripresa dell'attività produttiva, sostenuta dalla domanda estera.
Nell'industria il fatturato, rilevato dall'indagine della Banca d'Italia presso un campione di imprese con almeno 20 addetti, è aumentato del 4 per cento in termini nominali. L'aumento ha riguardato, in particolare, alcuni comparti del manifatturiero (alimentare, tessile e mobile). Sono proseguite le difficoltà dei distretti industriali regionali, caratterizzati da scarsa proiezione internazionale e limitate dimensioni aziendali.
La situazione reddituale delle imprese ha registrato un miglioramento. Tuttavia, il basso grado di utilizzo degli impianti e le incertezze sulla situazione economica hanno condizionato gli investimenti, che hanno accusato un'ulteriore caduta.
Le vendite all'estero di beni hanno registrato un incremento di un quinto a prezzi correnti. È rimasto debole il posizionamento dei prodotti regionali nelle economie più dinamiche dei paesi emergenti. La quota di export regionale destinata ai paesi del sud del Mediterraneo, recentemente interessati da fenomeni di instabilità politica, è modesta.
Le incertezze che condizionano la domanda interna si sono ripercosse anche nel settore delle costruzioni, che ha ristagnato dopo due anni di contrazione dell'attività. La produzione è cresciuta debolmente solo presso le imprese di maggiori dimensioni, sostenuta dal comparto delle opere pubbliche. L'edilizia privata si è confermata in flessione e si è registrata una riduzione del numero di compravendite di immobili.
Si sono ulteriormente ridotte le vendite al dettaglio per gli esercizi di piccola e media dimensione e quelle di beni non alimentari. Le vendite nella grande distribuzione sono invece aumentate, associate alla rapida espansione della superficie media degli esercizi commerciali nell'ultimo quinquennio.
Nello scorso anno il settore turistico regionale ha confermato un andamento positivo per effetto soprattutto del contributo della componente internazionale: gli arrivi sono aumentati del 4 per cento circa, del 10 tra gli stranieri. Negli anni duemila la crescita delle presenze turistiche in regione è stata superiore alla media del Paese; contestualmente si è avuta un'espansione delle strutture ricettive.
La debolezza dell'attività economica si è riflessa in un quadro occupazionale ancora preoccupante: le condizioni del mercato del lavoro appaiono simili a quelle delle altre regioni meridionali, ma più gravi rispetto al resto del Paese, e ritardano la ripresa della domanda interna. Nel 2010 gli occupati sono diminuiti in Puglia di altre 15.000 unità, portando la perdita complessiva dall'inizio della crisi a circa 64.000 posti di lavoro. La riduzione della Cassa integrazione ordinaria è stata più che compensata dal forte incremento di quella straordinaria e in deroga, indicando il protrarsi di alcune crisi aziendali e il loro estendersi a settori non coperti dalle prestazioni ordinarie. Il tasso di disoccupazione è aumentato al 13,5 per cento; in una famiglia su cinque nessuno dei componenti in età lavorativa ha un'occupazione. Anche nel 2010 la congiuntura economica ha colpito con minore intensità l'occupazione femminile, e più gravemente le fasce giovani. Il numero dei giovani che non lavorano e non studiano è aumentato; questa condizione riguarda oggi circa un giovane pugliese su tre.
Il mercato del credito. ¬- Lo scorso anno il credito bancario a residenti in regione è tornato a crescere, grazie al buon andamento della domanda; l'intonazione delle politiche di offerta delle banche è rimasta improntata alla prudenza, anche per effetto dell'incertezza relativa alle prospettive dell'attività economica e alle dinamiche del costo della raccolta.
Il credito bancario alle imprese è aumentato soprattutto nelle scadenze a medio e a lungo termine; in presenza di un'attività di investimento ancora debole, vi ha contribuito principalmente la domanda di operazioni di ristrutturazione del debito. Nella seconda parte dell'anno sono tornati a crescere anche i finanziamenti alle piccole imprese, che si contraevano dalla metà del 2009, ed è aumentato il credito erogato alle imprese dai maggiori gruppi bancari nazionali, che aveva rallentato in misura più marcata nella fase più acuta della crisi.

I tassi di interesse a breve termine praticati alle imprese sono rimasti su livelli bassi nel confronto storico; è rimasto stabile il differenziale rispetto alle imprese del Centro Nord, che riflette la maggiore rischiosità della clientela residente. Le banche hanno continuato a differenziare marcatamente le condizioni praticate sulla base del grado di rischio delle imprese affidate, una tendenza accentuatasi dall'insorgere della crisi.

Il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti alle imprese ha rallentato, allineandosi al valore medio nazionale; si è tuttavia avuta una crescita delle posizioni in temporanea difficoltà (incagli), che potrebbe anticipare un nuovo peggioramento nei prossimi mesi di rimborso. La qualità del credito è peggiorata, in particolare, nei sistemi locali del lavoro distrettuali.

I finanziamenti bancari alle famiglie sono cresciuti, sospinti dalla domanda di mutui per la casa. In una fase di ristagno del mercato degli immobili la domanda di mutui ha beneficiato del basso livello dei tassi. La quota di nuovi mutui a tasso indicizzato è cresciuta; si sono ulteriormente diffusi strumenti di protezione contro i rialzi dei tassi di interesse. La qualità del credito alle famiglie pugliesi è rimasta elevata.

La finanza locale. - La spesa pubblica delle Amministrazioni locali della Puglia è cresciuta nel 2007 09 in misura maggiore di quella delle altre regioni a statuto ordinario (RSO). Lo scorso anno la Regione ha sottoscritto un piano di rientro finalizzato al riequilibrio del bilancio del servizio sanitario.

La spesa pro capite rimane inferiore alla media delle RSO principalmente per effetto della spesa per il personale degli enti territoriali.



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