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"Nessuno vuole arrecare danno alle banche” - Intervista del Prof. Mario Draghi al "Frankfurter Allgemeine Zeitung"

07-10-2009

La crisi finanziaria non è ancora superata, dice Mario Draghi nella sua prima intervista rilasciata a un giornale tedesco. Draghi è chairman del FSB con sede a Basilea e Governatore della Banca d'Italia.

FAZ: Prof. Draghi, ritiene che la crisi sia stata superata?
Draghi
: No, non credo. Forse però abbiamo toccato il fondo. La Cancelliera Merkel una volta ha fatto bene il punto della questione, dicendo che la crisi finanziaria sarà passata quando saremo ritornati al livello di due anni fa. E ne siamo ancora ben lontani.

FAZ: Non è allora il momento di riformare le regole del sistema finanziario? Appena le cose miglioreranno lo slancio si indebolirà.
Draghi: Sì, è il momento giusto per mettersi d'accordo sulle riforme. Alcune regole possono essere introdotte immediatamente e senza grossi rischi. Per esempio quelle relative alle remunerazioni, alla nuova architettura della vigilanza, all'estensione della vigilanza agli enti non bancari rilevanti a livello sistemico. Quando invece si tratta di definire le regole sulla base patrimoniale delle banche, la riforma di Basilea II, dobbiamo prima di tutto esaminare con attenzione le possibili conseguenze. Inoltre, dobbiamo considerare che un'attuazione troppo precipitosa potrebbe avere conseguenze procicliche. Ciò significa che una regolamentazione più rigorosa sul capitale potrà essere realizzata solo gradualmente.

FAZ: Le banche tedesche e altre banche europee temono le conseguenze di alcune delle norme previste sul capitale. Tra l'altro è controversa l'introduzione di un massimale di leva finanziaria per le banche, il cosiddetto "leverage ratio". Il capitale necessario dipenderebbe non solo dai rischi ma anche dal totale di bilancio. Le banche europee presentano spesso somme di bilancio più consistenti di quelle americane e temono pertanto di essere svantaggiate. In tale dibattito si sta muovendo qualcosa a favore delle banche europee?
Draghi: Le esperienze raccolte con Basilea II hanno dimostrato che quelle regole possono portare a leve finanziarie difficilmente gestibili. Pertanto, quelle regole vanno integrate con un metro di misura più semplice; ma certo occorre che le definizioni contabili del loro campo di applicazione siano le stesse ovunque.

FAZ: Un'altra possibilità sarebbe quella di modificare la ponderazione dei rischi nel regime di Basilea II, in modo tale che le banche, diversamente da quanto fatto finora, debbano mantenere capitale anche per investimenti ritenuti sicuri.
Draghi: Il processo di riforma di Basilea II è già in corso ed è il nostro progetto di gran lunga più importante. Quelle regole sono uno strumento molto complicato per la misurazione del rischio. Sarebbe quindi utile disporre di uno strumento più semplice. Lo potrebbe essere il "leverage ratio". I timori più grandi in questo contesto riguardano le definizioni. Dobbiamo trovare definizioni uniformi, altrimenti non avrebbe senso introdurre un tetto massimo per la leva finanziaria in tutto il mondo. Io sono ottimista. Una volta chiarite le ambiguità che, ad esempio, risultano dall'esistenza di regole divergenti sulla compilazione dei bilanci, dovremmo essere in grado di metterci d'accordo sull'introduzione di una leva finanziaria.

FAZ: E' anche una questione di vantaggi e svantaggi a livello di concorrenza internazionale?
Draghi: Non direi. Non si tratta di un dissenso tra Europa ed America. Più di 20 paesi, tra i 27 rappresentati nel Comitato di Basilea, sono d'accordo su quasi tutte le regole. E' semplicemente una questione di chiarezza. Quando ci si mette d'accordo su un programma si vuole essere assolutamente sicuri che tutto avvenga su un piano di parità. A tale scopo ci vogliono definizioni uniformi o comparabili. Tuttavia, ciò non sarà facile e avrà bisogno di tempo.

FAZ: Un'altra questione controversa riguarda le norme previste per la qualità della base patrimoniale delle banche. I tedeschi temono che in futuro i conferimenti taciti e i prestiti ibridi non saranno più inclusi nel "core capital". Sarà così?
Draghi: Per le banche quotate in borsa, solo gli utili accantonati a riserva e i titoli azionari saranno considerati core tier-1. Per le banche non quotate in borsa vi saranno regole simili ma adatte al contesto diverso. L'idea è quella di escludere forme ibride di capitale e di concentrarsi sul "common equity".

FAZ: Dunque non vi è nessun problema?
Draghi
: Posso dire che rispetto alla qualità del capitale proprio esiste già un accordo che entrerà in vigore con la gradualità di cui parlavo prima.

FAZ: Le banche avranno quindi tempo per adeguare le proprie strutture di capitale?
Draghi
: Assolutamente si. Tutta l'impostazione si basa sul fatto che ci vuole tempo per realizzare i cambiamenti. Nessuno vuole danneggiare le banche, nessuno vuole una politica creditizia prociclica, nessuno vuole una stretta creditizia, nessuno vuole mettere a repentaglio la ripresa economica. Ma allo stesso tempo vogliamo anche che le regole per le banche vengano modificate e applicate, anche se gradualmente.

FAZ: Il FMI ha recentemente pubblicato alcuni dati sorprendenti sul fabbisogno di capitale delle banche. In base a tali dati, con una quota di capitale del 10 per cento sarebbero necessari 380 miliardi di dollari in Europa, 90 miliardi in America e nulla in Gran Bretagna. E' davvero così?
Draghi: Esistono altri studi che arrivano a cifre diverse. Ciò è dovuto al fatto che si parte da presupposti diversi. Uno dei motivi per cui il fabbisogno stimato della Gran Bretagna è così basso, ad esempio, deriva dal fatto che una parte dei crediti a rischio sia coperta da garanzia statale. Pertanto, per tali voci le banche inglesi non hanno bisogno di capitale. Il confronto è quindi estremamente difficile. Ciò vale soprattutto per le proiezioni future. Le svalutazioni già effettuate dalle banche sono relativamente facili da calcolare. Per quelle future è necessario invece fare delle ipotesi sull'andamento economico e sui suoi effetti sulle sofferenze creditizie. Ma entrano in gioco anche altri fattori. Attualmente il grado di indebitamento delle imprese e delle famiglie europee è inferiore rispetto a quello di recessioni del passato. Ciò limita il livello delle sofferenze previste. Per poter stimare il fabbisogno di capitale delle banche si deve inoltre calcolarne l'ammontare dei profitti e dei valori patrimoniali attuali. E potrei andare ancora avanti con la lista dei fattori incerti.

FAZ: Si tratta di cifre che saranno utilizzate per determinate decisioni politiche?
Draghi
: No, non credo. Tutti vogliono avere un chiaro quadro della situazione del sistema bancario. Solo in tal modo è possibile sapere se le banche possono concedere credito sufficiente all'economia.

FAZ: Considerando il previsto inasprimento della regolamentazione bancaria, è evidente che la concessione di credito alle imprese e alle famiglie risulterà più difficile. Sarà così anche per il finanziamento statale tramite le banche?
Draghi: Non vi sono attualmente piani di modificare gli obblighi di accantonamento di capitale per finanziamento ai governi - sia nella forma di titoli di stato che di crediti statali. Nel contesto di Basilea II, gli accantonamenti di capitale sono una funzione delle condizioni di solvibilità dei governi che ottengono il finanziamento. Solo se la crisi avesse un impatto negativo sul merito di credito di questi paesi, vi sarebbe la necessità per le banche di cambiare gli appostamenti di capitale a fronte di tali crediti che diverrebbero quindi più costosi.

FAZ: Il finanziamento statale risulterà dunque più oneroso?
Draghi
: Il costo del finanziamento allo Stato dipende in massima parte da variabili ben più importanti dell'aumento di costo derivante dall'obbligo che le banche avranno di appostare capitale proprio a fronte di questi finanziamenti.


Traduzione a cura della Banca d'Italia



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