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Biglietti fiduciari locali
Questi biglietti, detti anche "di emergenza" e "non ufficiali", si svilupparono nel periodo in cui vigeva il corso forzoso e, in particolare, negli anni 1866-74. Nei primi mesi del 1866 si profilava la guerra contro l'Austria (iniziata il 20 giugno 1866) e occorrevano quindi mezzi finanziari. Inoltre, in quel periodo si poneva la necessità di realizzare grandi opere pubbliche come strade e ferrovie; in particolare, tra il 1860 e il 1880 la rete ferroviaria si completò raggiungendo Calabria e Sicilia, passando da 2.400 km. a 9.290 km; le strade nazionali e provinciali passarono da 22.500 km. a 35.500 km.
Il 1° maggio 1866 fu proclamato, per la circolazione cartacea, il regime del corso forzoso. In molte regioni dell'Italia la carta moneta era poco conosciuta e in certe province si pretendeva ancora il pagamento in moneta metallica; quest'ultima divenne pertanto oggetto di speculazione e di tesaurizzazione. Per far fronte alla carenza di moneta metallica frazionaria, banche, imprenditori, enti locali, cooperative, società di mutuo soccorso, fecero ricorso, senza l'autorizzazione delle autorità competenti, all'emissione di segni monetari di vario tipo accettati solo in ambito locale. In alcuni casi i biglietti fiduciari locali costituiscono l'ultima traccia esistente di imprese di cui non vi è altro ricordo e devono essere considerati pertanto documenti storici. In altre parole essi rappresentano un simbolo di vitalità di alcuni operatori economici che, in un determinato contesto storico-economico, effettuarono emissioni di cui si prometteva il cambio presso l'emittente in biglietti legali. Questo sistema costituì per molte imprese private un mezzo per beneficiare di finanziamenti che sarebbero stati loro probabilmente preclusi attraverso i canali ufficiali.
La prima Legge Bancaria del 30 aprile 1874, stabilendo, tra l'altro, le condizioni di legittimazione della circolazione dei biglietti di banca, impose il totale ritiro dei biglietti fiduciari entro il 31 dicembre 1875.