Questa moneta costituisce una imitazione di quella fiorentina coniata sotto la regina Giovanna d’Angiò presso una zecca in Provenza. Sul dritto della moneta è raffigurato lo stemma a tutto campo di Gerusalemme e di Francia mentre sul verso compare San Giovanni, patrono di Firenze.
Nello stesso periodo in cui gli Angioini detenevano il potere nel Regno di Napoli, nell’Italia settentrionale si erano affermati i comuni che avevano sviluppato sistemi monetali bimetallici. In particolare, nel 1252 Firenze sostituì il precedente sistema basato sul monometallismo argenteo, introdotto dalla riforma di Carlo Magno (768-793 d.C.), con un sistema monetario incentrato sul fiorino d’oro e sui “denari” d’argento (“denari grossi” per gli scambi internazionali e “denari piccioli” di bassa lega come moneta divisionale). Il valore del fiorino in oro fu stabilito pari a 240 denari piccioli, cioè pari all’unità di conto (1 lira) cui si faceva abitualmente riferimento nelle registrazioni contabili ai tempi di Carlo Magno. Con l’emissione del fiorino in oro Firenze fece il primo tentativo di trasformare la lira da moneta immaginaria in moneta reale. In seguito, il fiorino d’oro subì una notevole rivalutazione rispetto alla moneta d’argento: da 240 denari passò, all’inizio del trecento, a 780 denari.