
Il metallo più monetato in Grecia fu l'argento. Il miglioramento delle tecniche di produzione portò all'adozione da parte di tutte le zecche greche di tondelli recanti immagini a rilievo su entrambe le facce, abbandonando così il grossolano utilizzo di punzonature in negativo per il rovescio delle monete (c.d. quadrati incusi). Le monete di alcune città-stato greche conquistarono ben presto un posto predominante nel commercio internazionale, così fu per le "civette" di Atene, le "tartarughe" di Egina, i "Pegasi di Corinto".
Dopo la vittoria sui persiani e la definizione del trattato di pace con questi ultimi, nel 449 a.C. Atene emise un decreto con il quale si imponeva alle poleis della Lega delio-attica di chiudere le loro zecche e di far battere le monete in Attica sulla base della valuta ateniese. Tale decreto, oltre ad essere un tentativo di rimarcare la supremazia ateniese nella Lega, metteva in discussione la piena libertà delle poleis che vedevano nella monetazione il simbolo dell'indipendenza politica. Il tetradramma ateniese assunse quindi, per un periodo, caratteri di valuta molto prossimi a quelli di moneta internazionale.