Con il Trattato di Maastricht erano stati stabiliti severi parametri di convergenza ai quali avrebbero dovuto adeguarsi i paesi per entrare nell’unione monetaria. Si erano anche fissati i tempi dell’unione monetaria: una prima fase di avvicinamento economico e istituzionale; una seconda di armonizzazione di norme e procedure nei diversi paesi, in vista dell’attuazione della politica monetaria comune, che prevedeva la creazione nel 1994 dell’Istituto Monetario Europeo, precursore della Banca Centrale Europea; una terza, dal 1999, prevedeva l’avvio della moneta unica, l’euro.

Nell'estate del 1992 i diversi orientamenti delle politiche economiche degli Stati Uniti e della Germania, ed anche incertezze nella ratifica del Trattato di Maastricht, scatenarono una crisi valutaria che colpì molte monete. Tra queste la lira, che perse circa il 20 per cento.

In Banca d’Italia Antonio Fazio, già Vicedirettore Generale, successe nel 1993 a Carlo Azeglio Ciampi (chiamato prima al governo e poi alla presidenza della Repubblica) nella carica di Governatore.

La situazione di crisi innescò in Italia una vigorosa reazione. In primo luogo fu avviato il risanamento della finanza pubblica, per mezzo di consistenti tagli alle spese e soprattutto incrementi delle entrate. Nell’estate del 1994 fu attuata una stretta che inaugurò un periodo di grande rigore monetario. Nel 1995, anno in cui si produsse una nuova crisi valutaria, il saggio di sconto raggiunse il 9 per cento. La fermezza dell’azione della Banca in quegli anni contribuì a ridurre le attese di inflazione. Frenata la dinamica dei prezzi, nel 1996 iniziò un allentamento delle condizioni monetarie. La ritrovata fiducia, interna e internazionale, consentì la riduzione dei tassi a lungo termine e determinò un drastico taglio dell’onere per interessi sul debito pubblico; in tal modo, la politica monetaria fornì un importante contributo al risanamento finanziario del Paese. Come risultato degli sforzi compiuti, l’Italia entrò a far parte del gruppo di paesi che parteciparono fin dall’inizio alla moneta unica.

Nel corso degli anni Novanta si è realizzato un processo di convergenza anche negli assetti istituzionali. In linea con le prescrizioni del Trattato di Maastricht, è stata rafforzata l’indipendenza delle banche centrali. Nel nostro paese questo è avvenuto in varie tappe: all'inizio del 1992 è stato attribuito alla Banca d’Italia il potere di fissare in autonomia i tassi ufficiali; nell'autunno del 1993 è stata approvata la legge che impedisce allo Stato di finanziarsi in conto corrente presso la Banca; dal 1994 la Banca non partecipa più alle aste per il collocamento dei titoli pubblici.

Il decreto di recepimento della seconda direttiva comunitaria di coordinamento bancario, del 1992, ha formulato le linee fondamentali dell'ordinamento finanziario italiano. Eliminati gli obblighi di specializzazione che caratterizzavano il sistema creditizio plasmato nel 1936, la banca universale è divenuta una possibilità nel nostro ordinamento. L’insieme dei provvedimenti intervenuti nel corso degli anni – inclusi quelli volti a favorire e ad accompagnare lo spostamento dei risparmiatori verso i titoli privati, la previdenza integrativa, il risparmio gestito – hanno notevolmente innovato il contesto normativo che disciplina l'attività bancaria e quella finanziaria. Ad essi venne data organica sistemazione nel Testo unico bancario del 1993, che ha anche assegnato alla Banca la responsabilità del buon funzionamento del sistema dei pagamenti, e nel Testo unico della finanza del 1998.

La legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, ha avviato una riforma dell’assetto istituzionale e organizzativo della Banca d’Italia. Nello stesso mese del 2005 Antonio Fazio si è dimesso dalla carica di Governatore.

Il 31 maggio 2006 Mario Draghi, nuovo Governatore nominato il 29 dicembre 2005, ha presentato le sue prime Considerazioni finali all’Assemblea dei Partecipanti. In esse ha ricordato la complessità del campo d’azione di ogni Banca centrale moderna. Tale campo d’azione è, da alcuni anni, divenuto più vasto per le Banche centrali che partecipano all’Eurosistema. Esso spazia dal disegno della politica monetaria comune a quello dei sistemi di pagamento: decisioni e assetti istituzionali devono adattarsi alle esigenze di una progredita, ma diversificata, area economica. La Banca d’Italia è inoltre inserita attivamente in un contesto internazionale più ampio, sia per i principi guida della vigilanza sia per analisi e iniziative legate alla stabilità finanziaria.