Il secondo shock petrolifero del 1979-80 alimentò nuovamente la corsa dei prezzi. Ma tre fattori contribuirono a promuovere un processo di diminuzione dell'inflazione e di ristrutturazione del sistema produttivo: l'entrata in funzione, nel 1979, dello SME, al quale si accompagnò una politica poco accomodante, che portò al rafforzamento del cambio reale; l’acquisizione da parte della Banca centrale, a partire dal 1981, della piena autonomia nelle decisioni di acquisto dei Buoni ordinari del Tesoro non optati dagli operatori nel corso delle aste periodiche (il cosiddetto “divorzio”); la moderazione salariale conseguente al forte aumento della disoccupazione e al depotenziamento della scala mobile. I tassi di interesse reali tornarono a valori positivi.
Proseguì lo sforzo, avviato dalla seconda metà degli anni Settanta, volto a rafforzare l'efficacia del controllo monetario mediante strumenti di mercato: attraverso un sistema efficiente di aste per l’emissione dei Bot e un funzionale mercato interbancario dei depositi si formò finalmente un vero mercato monetario. Nel 1987 il tasso di inflazione raggiunse un minimo: 4,7 per cento. Nel 1990 la lira aderì alla “banda stretta” di oscillazione. L’inflazione ebbe tuttavia una ripresa (fino al 6,5 per cento nel 1990), dovuta anche ad irrisolti problemi strutturali del paese; divenne preoccupante il disavanzo delle partite correnti; diminuirono gli investimenti. Il riaggiustameno del sistema Italia rimaneva dunque parziale, fragile.
Nel febbraio del 1986, con l'approvazione dell'Atto unico europeo, si stabilirono le tappe del processo volto all'abolizione, da completare entro il 1992, delle barriere che ancora dividevano i mercati dei paesi membri della Comunità. Sei anni dopo, nel febbraio 1992, si giunse alla firma del Trattato di Maastricht, che sta alla base della moneta unica europea e del Sistema europeo delle banche centrali. Nel 1990 il completamento della liberalizzazione valutaria chiuse un ciclo di legislazione vincolistica iniziato nel 1934. Fu favorita l’integrazione internazionale del sistema economico e finanziario italiano.
Dagli anni Ottanta la supervisione della Banca d'Italia si è estesa agli intermediari non bancari, limitatamente agli aspetti attinenti alla stabilità del sistema finanziario. E’ iniziato il passaggio da una vigilanza “strutturale” – cioè volta a orientare, per mezzo di autorizzazioni, la struttura del sistema – a una vigilanza “prudenziale”, prevalentemente fondata su regole generali di comportamento. Nel 1990 sono state approvate tre leggi fondamentali concernenti: la banca pubblica e i gruppi (la cosiddetta legge “Amato-Carli”), le attività in valori mobiliari, la tutela della concorrenza. La prima legge ha equiparato le condizioni competitive degli operatori, individuando nella società per azioni il modello generale per lo svolgimento dell'attività bancaria, e ha posto le basi per il trasferimento al settore privato della proprietà bancaria; ha inoltre disciplinato i gruppi creditizi. La seconda legge ha disciplinato intermediari e mercati nel comparto dei valori mobiliari. Il terzo provvedimento ha introdotto principi e strumenti per la tutela della concorrenza.
Negli stessi anni la Banca d'Italia si è posta l’obiettivo di migliorare l'efficienza e l’affidabilità dei servizi di pagamento: si è attuata la completa informatizzazione del sistema di compensazione nazionale e della movimentazione dei conti che le banche detengono presso l'Istituto; è stato varato il Mercato telematico dei depositi interbancari (MID).