Il decennio Sessanta si chiuse in mezzo a gravi difficoltà economiche. La fine degli accordi di cambio concordati a Bretton Woods (agosto 1971), il passaggio alla fluttuazione dei cambi, il brusco aumento del prezzo del petrolio aprirono un lungo periodo in cui convissero due mali ritenuti fino a quel momento antitetici: stagnazione e inflazione.
In Italia l’inflazione fu notevolmente più alta che nella media dei paesi industriali. Tra il 1973 e il 1984 non scese mai al di sotto del 10 per cento. Essa ebbe importanti cause interne che si aggiunsero all’aumento dei prezzi internazionali: le forti tensioni sul mercato del lavoro, l’incremento della spesa pubblica non accompagnato da incremento delle entrate, la scarsa concorrenza. Molto giocò il venir meno dell’effetto disciplina rappresentato dal sistema di cambi fissi.
La politica di stabilizzazione dei corsi dei titoli, divenuta troppo onerosa, fu abbandonata. Al fine di conciliare il sostegno degli investimenti con il controllo della domanda interna, e di contenere l’aumento dei tassi di interesse, nel 1973 furono introdotti strumenti amministrativi di controllo del credito (massimale sugli impieghi, vincolo di portafoglio) e controlli valutari. L'indirizzo tendenzialmente restrittivo della condotta monetaria fu rivolto in Italia, come in altri paesi industriali, verso obiettivi intermedi di tipo quantitativo (credito totale interno) esplicitamente dichiarati.
Nel 1975 Carli lasciò la guida della Banca; gli successe Paolo Baffi, Direttore Generale dal 1960. In occasione della crisi valutaria del 1976 la Banca rese più incisivo il massimale sugli impieghi e vennero inaspriti i controlli valutari allo scopo di accrescere l'efficacia della manovra restrittiva. Più volte la stessa Banca sottolineò i costi e i limiti connessi con l'adozione di un tale strumentario. Fu quindi avviato un processo volto a rafforzare la capacità della politica monetaria di operare attraverso il mercato, in particolare attraverso l’acquisto e la vendita di titoli (operazioni di mercato aperto). A questo fine nel 1975 furono intrapresi i primi passi per la creazione di un vero mercato monetario, con i mutamenti nelle procedure di emissione dei Buoni ordinari del Tesoro e la riforma degli obblighi di riserva.
Nel dicembre 1978 l’Italia aderì al Sistema Monetario Europeo (SME). Essa ottenne che la banda di oscillazione entro cui poteva fluttuare la lira fosse più ampia (6 per cento sopra o sotto la parità centrale) di quella consentita agli altri paesi (2,25 per cento) perché il differenziale di inflazione rispetto a questi ultimi, pur restringendosi, era ancora ampio.
L'azione di vigilanza fu volta a incoraggiare il rafforzamento patrimoniale, a migliorare gli assetti statutari e organizzativi delle istituzioni creditizie, a dare spazio alla concorrenza. Nella seconda parte del decennio furono estesi i controlli ispettivi e perfezionate le tecniche di analisi. Per far fronte alla crescente esigenza di coordinamento fra autorità nazionali in materia di supervisione bancaria, si giunse al “concordato di Basilea” del 1983.
Nel 1979 un evento drammatico colpì i vertici della Banca d'Italia. Un'iniziativa giudiziaria – basata su argomentazioni che successivamente si dimostrarono del tutto infondate – portò all'incriminazione del Governatore Baffi e all'arresto del Vicedirettore Generale Sarcinelli. La vicenda mise a dura prova l'Istituto. La generale dimostrazione di solidarietà da parte dell'opinione pubblica qualificata, italiana e internazionale, l'indipendenza e il prestigio dell'istituzione e delle persone consentirono di superare la grave emergenza.
A Paolo Baffi, che preferì dimettersi, successe, nell’ottobre di quell’anno, Carlo Azeglio Ciampi, che dopo una lunga carriera in Banca era stato nominato Direttore Generale nel 1978.